Arriva il “Decreto influencer”: come cambia la nostra vita digitale

(ASI) Roma – È imminente la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del provvedimento governativo orientato a proteggere i cittadini dalle pratiche malevole riscontrabili durante la navigazione su Internet e i social network e l’utilizzo di alcuni servizi digitali.

Come si evince dall’esame delle linee guida già disponibili in Gazzetta e degli articoli della testata “Giornalettismo”, il Decreto legislativo approvato poche settimane fa dal Consiglio dei Ministri recepisce una direttiva europea del 2019. Obiettivo delle disposizioni è “rafforzare la tutela dei consumatori in caso di clausole vessatorie, pratiche commerciali scorrette, concorrenza sleale o comunicazioni commerciali non veritiere”.

La misura – subito ribattezzata “Decreto influencer” – si prefigge di contrastare, in armonia con gli altri ventisei Stati membri Ue, la pubblicità ingannevole sulle piattaforme social, il grattacapo delle recensioni fraudolente e alcune clausole di dubbia trasparenza presenti in molti servizi digitali.

Il nome affibbiato alla normativa non è casuale, dal momento che essa prende di mira le modalità con cui gli influencer promuovono i loro prodotti. Questi personaggi sempre più popolari su Instagram e TikTok non potranno più condividere foto o video celanti messaggi pubblicitari occulti. Sono previste multe salate fino a 50.000 euro in caso di promozioni mascherate indirizzate a un pubblico minorenne.

Oltre alla salvaguardia dei minori, lo scopo è quello di obbligare a veicolare informazioni chiare e veritiere all’intera platea dei consumatori. Ad esempio, per evitare l’annosa prassi dei falsi sconti, gli annunci relativi alla diminuzione di prezzo di un prodotto d’ora in avanti dovranno indicare esplicitamente “il prezzo più basso praticato dal professionista nei trenta giorni precedenti”. Ciò consentirà di comprendere meglio la reale entità – e la reale convenienza – dello sconto reclamizzato.

Inoltre, con riferimento all’intero mercato europeo, sarà considerata una “pratica ingannevole” la pubblicizzazione di un bene in uno Stato membro “come identico a un bene commercializzato in altri Stati membri” sebbene “significativamente diverso per composizione o caratteristiche”. Una realtà, questa, assai diffusa se si pensa che spesso le aziende mettono in vendita versioni differenti di un prodotto, a seconda delle abitudini, delle tradizioni o delle specificità dei mercati di ciascun paese europeo.

Il secondo ambito di intervento riguarda la piaga delle recensioni false, le cui ricadute sulla vita quotidiana delle persone sono pesanti. Tutti noi del resto, prima di acquistare un oggetto su Amazon o Ebay ci affidiamo alle relative recensioni. Allo stesso modo, riteniamo utili i giudizi editi sui portali specializzati “Trip Advisor” o “Trustpilot” per prenotare una vacanza in albergo o una cena al ristorante.

Ma chi ci garantisce che le recensioni siano state scritte da consumatori che hanno davvero acquistato quel prodotto, passato una notte in quell’hotel o trascorso una serata in quel ristorante? Una domanda rilevante, alla luce del fatto che spesso e volentieri l’intelligenza artificiale dirottata per finalità malevole può manipolare le recensioni al fine di esaltare oltremodo il proprio prodotto o denigrare insidiosamente il prodotto di un’impresa concorrente. Le cronache sono piene di storie del genere, dove le recensioni diventano strumenti privilegiati di pubblicità ingannevole o concorrenza sleale inducendo in errore il consumatore.

Il Decreto legislativo punta a risolvere la vicenda emendando il Codice del consumo. D’ora in poi, i professionisti dovranno indicare in maniera chiara le modalità con cui le recensioni vengono controllate prima di venir pubblicate. Sarà sanzionato chi “indica che le recensioni sono inviate da consumatori che hanno effettivamente utilizzato o acquistato il prodotto senza adottare misure ragionevoli e proporzionate per verificarlo”. Subirà conseguenze anche chi “invia o incarica un’altra persona giuridica o fisica di inviare recensioni false o falsi apprezzamenti o fornisce false informazioni in merito a recensioni o ad apprezzamenti sui media sociali”.

L’obiettivo dichiarato consiste nel permettere al consumatore – sia sulle piattaforme di commercio online sia sui social network – di effettuare la propria scelta di acquisto basandosi su giudizi affidabili, scritti da persone in carne e ossa che hanno precedentemente comprato e avuto modo di sperimentare il prodotto in questione.

Il provvedimento governativo interviene, poi, sulla disciplina delle “clausole di manleva” applicate dalle piattaforme digitali che offrono agli utenti contenuti e servizi in abbonamento. Si tratta di clausole che esonerano le piattaforme da qualsiasi responsabilità in caso di disservizi. Ne fa uso, ad esempio, il servizio a pagamento “Dazn”, detentore in esclusiva dei diritti del campionato calcistico di Serie A.

La nuova misura ambisce a modificare il Codice del consumo per consentire – a differenza di quanto attualmente stabilito – anche a chi non ha sottoscritto un abbonamento di denunciare all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato tali clausole vessatorie. Il concetto alla base è che chiunque, semplicemente navigando sui portali web, offre i propri dati personali ai proprietari delle piattaforme, i quali a loro volta li sfruttano per monetizzare guadagnandoci sopra. Pertanto, persino i non abbonati hanno tutto il diritto di beneficiare di un servizio efficiente.

“L’attuazione di questa direttiva europea garantisce una maggiore tutela per i consumatori e un’omogeneità sanzionatoria all’interno dell’Unione” ha affermato in una nota il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

Resta da vedere quali saranno le conseguenze concrete per i cittadini. Il recepimento della direttiva, comunque, è già una buona notizia poiché chiude una procedura d’infrazione aperta dalla Commissione Ue contro il nostro Paese per non essersi finora conformato alla legislazione comunitaria.

Marco Sollevanti – Agenzia Stampa Italia

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