Guerra: Pnrr, un piano verso una rimodulazione silenziosa

lepen3 copy(ASI) Roma - La pandemia da Covid 19 ci aveva abituati ad intravedere un risanamento ed una ripartenza dell’economia e dei sistemi territoriali attraverso il cosiddetto Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, ‘longa manus’ del Recovery fund misura europea di contrasto alla crisi economica dovuta al Coronavirus. Ma la questione, ora come ora, appare profondamente diversa grazie alla guerra in Ucraina, anche se tutto sta passando sotto tono.

“Il Pnrr di per se - esordisce Gianni Lepre, opinionista economico del Tg2 - è per così dire, imbavagliato dalla burocrazia e dai tempi biblici della pubblica amministrazione, per cui anche nel virtuosismo assoluto, il Panino andrà a finanziare, nella migliore delle ipotesi, il 40/50% dei progetti cantierabili che però, attenzione, molti dei quali sono già cancerizzati”.

“Su queste basi  - ha poi continuato Lepre che tra le altre cose è notista di Italpress e Agenzia Stampa Italia - la possibilità di fallimento è dietro l’angolo, ma un fallimento per il quale poco centrano Istituzioni ed Enti locali, ma una sorta di depauperamento delle risorse messe in campo perché stornate per sopraggiunte emergenze di cui ovviamente non si aveva contezza. Basti pensare alla guerra in Ucraina che non solo sta devastando il Paese voluto da Lenin, ma l’intero continente europeo con lo spettro di una guerra mondiale che nessuno vuole ma che è sempre più alle porte. Questo conflitto porta con se morte, distruzione, e sprofondamento dell’economia continentale come nemmeno al tempo della pandemia, con rincari senza precedenti delle materie prime, dell’energia e di tutto quello che ci ha fatto gongolare di essere nel futuro. Dallo scorso 24 febbraio siamo ripiombati nel Medioevo, con la differenza che oggi sulle città piovono missili allora piovevano palle di fuoco lanciate da catapulte e frecce scoccate dalle balestre. Ma l’umanità è esattamente la stessa”.  Il prof. Lepre ha poi concluso: “ Ciò che ci aspetta, visti anche i fatti e la questione sempre più pressante dell’autonomia energetica, è che il Pnrr venga rimodulato in maniera silenziosa, per renderlo più aderente alla nuova realtà, per fare in modo da individuare anche quelle risorse capaci di rimettere in moto la cosiddetta energia paese, e cioè tutte quelle centrali e fonti energetiche che il Sistema italiano ha abbandonato per logiche di sudditanza politica ed economica ai grandi produttori mondiali. Questo, ovviamente, ha un costo e questo costo da qualche parte dovrà anche essere preso, ed il Pnrr, in alcune delle sue misure non più attuali, potrebbe essere la soluzione”

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