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Politica Nazionale

La politica questuante che va avanti solo con i soldi degli altri

Di Fortunato Vinci 20 Settembre 2021 – 09:04 3 min di lettura

elezioni amministrative ASI (ASI) A Milano, come si sa,il 3 e 4 ottobre ci saranno le elezioni per il rinnovo del sindaco e del consiglio comunale, così come avverrà in altri 1.348 Comuni.  Per il centrodestra è candidato, su indicazione di Giorgia Meloni, leader di FdI, Luca Bernardo.

Fin qui niente di strano se si escludono le singolari esternazioni di Vittorio Feltri, il direttore editoriale di Libero, anche lui candidato, da indipendente, a Milano, pure capolista di Fratelli d’Italia, che non è contento della coalizione che sostiene, o dovrebbe sostenere, pure lui, e la giudica addirittura, con charme raffinato, “coalizione del c…” e considera la “partita già persa”, non contento,giudica, prima ancora che lo facciano gli elettori, “Bernardo non all’altezza”. Sembra il Bagaglino. 

Dal canto suo, il Bernardo di cui sopra, e di cui stiamo parlando, nei giorni scorsi, ha addirittura minacciato di dimettersi. Il perché lo spiega lui stesso in un indignato messaggio che manda ai coordinatori locali della coalizione. “Non può essere che sia io a pagare tutta la campagna elettorale.È sabato e ad oggi non è arrivato nulla in termini di sostegno di fundraisingda parte vostra, se entro lunedìpomeriggio (domani, ndr) non ci sarà nulla, martedì, ore 10, vi aspetto alla conferenza stampa per dire che mi ritiro dalla campagna elettorale. Così non si può andare avanti”. Poi, però, in parte, ha ridimensionato l’ultimatum. Intanto, si è saputo che la somma concordata si aggira sui 50 mila euro a partito e i partiti sono cinque. Al Corriere della Sera, Stefano Bolognini, commissario della Lega a Milano, uno dei destinatari del messaggio di Bernardo, nonché assessore regionale, ha detto: “con una cifra tra i 100 e i 200 mila euro penso si riesca a fare una buona campagna elettorale”.

Da qui scaturiscono alcune considerazioni. Il primo dato è scoraggiante ed è che per avere qualche chance per vincere a Milano, o in un’altra grande città, bisogna avere, disponibili, intorno ai 200 mila euro e siccome nessuno è così pazzo da mettere una somma così elevata attingendo ai propri risparmi, ammesso che li abbia, vuol dire che ci deve essere qualcuno che è in condizione di poterlo fare al posto del candidato.Ecco, allora, i partiti, che lo fanno, ma con denaro pubblico, rendendo, però, il candidato legato al partito o ai partiti che lo hanno sostenuto finanziariamentee condizionandone pesantemente la futura attività istituzionale.

Questosignifica, altresì, che senza i partiti finanziatori nessuno può partecipare con la speranza di vincere. Se, invece, le fonti di finanziamento sono private la cosa è più preoccupante perché i privati che finanziano lo fanno solo per un tornaconto e questo vuol dire, anche in questo caso, condizionare, già dalla campagna elettorale, la futura attività istituzione. Per consentire un adeguato equilibrio nelle sfideistituzionali ci dovrebbe essere un budget, molto contenuto, uguale per tutti i candidati, finanziando con denaro pubblico solo le spese giustificate,nonché adeguatamente documentate e controllate. In una gara in cui uno può correre con una Ferrari e unocon una cinquecento è una corsaviziata,in cui manca, se si tratta di una competizione politica, dell’ideale etico della libertà e dell’eguaglianza. 

Fortunato Vinci – www.lidealiberale.com – Agenzia Stampa Italia

Nota della Redazione

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