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Assemblea Osce sul crimine internazionale, l'Italia prepara il Digesto sui modelli investigativi Lo ha dichiarato il ministro Maroni intervenuto a Palermo alla sessione autunnale dell'organismo europeo insieme al direttore dell'Agenzia per i beni confiscati alla criminalità organizzata Morcone «Oggi la criminalità organizzata transnazionale costituisce una delle più gravi minacce allo sviluppo e alla sicurezza delle nostre società». È netto il ministro dell'Interno Roberto Maroni intervenuto sabato scorso a Palermo insieme al direttore dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata Mario Morcone alla sessione autunnale dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), riunita a Palazzo dei Normanni.
All'assemblea (Conferenza sulla lotta alla criminalità organizzata transnazionale e alla corruzione) hanno partecipato anche il ministro della Giustizia Angelino Alfano e il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso.

L'elemento caratterizzante dello scenario attuale è, secondo Maroni, la «saldatura tra narcotraffico e terrorismo in varie parti del mondo», insieme all'«espansione dell'immigrazione illegale e tratta di esseri umani, entrambe monopolizzate dalla criminalità transnazionale». Insomma, come anche il procuratore antimafia Grasso ha messo in luce, non ci sarebbero più frontiere tra i traffici e tra mafie e metodi dei gruppi terroristici come l'organizzazione 'a cellule' di 3-5 elementi, in modo che l'arresto di una non metta a rischio l'intera organizzazione. Altro elemento di novità è il ruolo della Cina come nuova frontiera del traffico di droga, introdotta nel Paese in enormi quantitativi e poi smistata insieme a merci contraffatte verso altri Paesi di destinazione.

Ma è l'enorme giro di denaro, reinvestito in affari e servizi illegali, la grande forza della criminalità oggi, «i criminali - ha sottolineato il ministro dell'Interno - sono sempre più gli imprenditori del crimine e il sistema migliore per sconfiggerli è attaccare le basi economiche e la loro richezza».

Confisca dei beni e modelli investigativi comuni per combattere la criminalità transnazionale
Sono due le strade indicate nel'ambito del confronto Osce per combattere efficacemente i network criminali globalizzati, una operativa e l'altra strategica.

Si tratta, nel primo caso, dell'attacco alle attività economiche e ai patrimoni accumulati illegalmente dalle organizzazioni criminali soprattutto attraverso la confisca, lo strumento che, secondo il direttore dell'Agenzia nazionale Morcone, si sta rivelando più efficace. Lo confermano i dati aggiornati a settembre forniti dal ministro - 28.700 beni sequestrati, tra immibili e aziende, per un valore di 15 miliardi, 5.900 beni confiscati per un valore di 3 miliardi - che ricollega alla strategia dell'aggressione ai patrimoni mafiosi 3 importanti conseguenze: l'affermazione della presenza dello Stato, il venir meno delle risorse per le attività illegali e, non meno importante, la restituzione al territorio di ricchezza da investire per lo sviluppo delle comunità locali.

A questo proposito Maroni ha annunciato che l'Italia è al lavoro per mettere a disposizione la sua «riconosciuta expertise nel campo della lotta alla criminalità organizzata e dell'aggressione ai patrimoni» curando, sotto la supervisione dell'Onu, la redazione di un Digesto sui modelli investigativi che «può indicare una direzione promettente per lo sviluppo futuro della
cooperazione di sicurezza nel settore delle investigazioni patrimoniali». Sarebbe, inoltre, allo studio, sempre in ambito Onu, la creazione di un centro di formazione per studiare queste pratiche investigative.
E sulla formazione professionale degli amministratori giudiziari dei beni sequestrati punta anche l'Agenzia nazionale, che inaugurerà venerdì prossimo a Palermo un master universitario sul tema.

La seconda strada da percorrere, data la dimensione globale del fenomeno, è, secondo il procuratore antimafia Grasso, quella della collaborazione internazionale, che non può più basarsi soltanto sugli accordi tra i Paesi ma deve puntare anche sulla codificazione negli ordinamenti interni di principi investigativi comuni.

 

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