(ASI) Si riporta la risposta all'interrogazione parlamentare  della Ministra dell'Agricoltura Bellanova.

Sig. Presidente, Onorevoli colleghi, l’esperienza di questi mesi insegna che il settore agricolo è fondamentale per la tenuta sociale ed economica di una comunità. Centrale nel rilancio economico e nel processo di transizione verde e digitale dell’intera economia.

Questa convinzione orienta il contributo agricolo alla redazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, su cui il Parlamento è chiamato ad esprimersi in questi giorni.
La nostra proposta declina gli obiettivi strategici del “Green deal”, “Farm to Fork” e “Biodiversità”.
E si intreccia a quelle di altri Ministeri nel settore dell’acqua e della lotta al dissesto idrogeologico, sulle energie rinnovabili, sulla banda larga, sulla digitalizzazione della Pubblica amministrazione e dell’intera economia, sulla salvaguardia dei borghi rurali e storici.
Abbiamo declinato la visione strategica sull’agroalimentare su tre grandi macro-obiettivi:
- competitività del sistema alimentare;
- produzione energetica da fonti rinnovabili e miglioramento della sostenibilità dei processi produttivi;
- miglioramento della capacità di adattamento ai cambiamenti climatici e prevenzione del dissesto idrogeologico.
Nel primo rientrano i contratti di filiera del settore agricolo e della pesca, le infrastrutture logistiche agroalimentari, il rinnovamento del parco macchine in agricoltura, con un focus sui frantoi oleari.
Per accelerare la transizione verde e digitale del settore primario, investendo su agricoltura di precisione, digitalizzazione, miglioramento delle prestazioni, riduzione dei consumi e delle emissioni, sicurezza sul lavoro, miglioramento della produttività e della sostenibilità.
Nel secondo rientrano i progetti sullo sviluppo del biometano, che affronta in maniera strutturale anche il problema delle emissioni, e la realizzazione di un Parco AgriSolare che ha un obiettivo irrinunciabile: stop al consumo di suolo.
Sul Miglioramento della capacità di adattamento ai cambiamenti climatici e la prevenzione del dissesto idrogeologico, le nostre proposte, in collaborazione con i Ministeri delle Infrastrutture e dell’Ambiente, tendono ad aumentare la capacità delle grandi reti di accumulo e distribuzione dell’acque, e migliorare la funzionalità del reticolo idrografico minore con interventi di manutenzione straordinaria. La cui mancanza ha creato i gravi fenomeni di dissesto idrogeologico che hanno interessato alcune aree del Piemonte e della Liguria nello scorso fine settimana.
Un’ulteriore proposta riguarda, infine, la gestione forestale sostenibile, per una filiera “foresta-legno-energia” incentivando l’utilizzo del legno nazionale, con la creazione di reti di impresa forestali.
Prima di chiudere, due questioni cruciali.
Innanzitutto il rinnovamento della Pubblica Amministrazione: personale, competenze e strutture. Determinante per sostenere virtuosamente una programmazione di questa portata.
La seconda guarda alle aree interne, per affrontarne strutturalmente spopolamento e impoverimento.
Calamità naturali e dissesto idrogeologico non sono irreversibili a patto che nella programmazione degli investimenti strategici le aree rurali, anche quelle a fallimento di mercato, assumano un ruolo centrale.
Certo, l’agricoltura farà la sua parte. Ma è fondamentale che questi obiettivi siano condivisi a livello generale, e su questo mi aspetto segnali forti dal Parlamento e dal mondo produttivo.

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