(ASI) "Abbiamo appreso pochi giorni fa che la Cassa Integrazione erogata impropriamente per il Covid ammonta a 2,7 miliardi, mentre le vergognose, esecrabili, miserrime “truffe” da indebita corresponsione del Reddito di cittadinanza sono costate 4,5 milioni.

 

A giugno il Presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, aveva fatto rilevare, a proposito di Cassa Integrazione, che “stiamo sovvenzionando anche aziende che potrebbero ripartire, magari al 50%, e grazie agli aiuti di Stato preferiscono non farlo”.
Fu massacrato, Tridico, sul piano mediatico, con Confindustria che intonava il coro "sacrosanto" dell’indignazione: “Parole inaccettabili”, “sconcertanti”, “ingenerose”, “offensive”, ecco i soliti “pregiudizi anti impresa”.
Perché, evidentemente, la nostra Costituzione NON assegna un ruolo decisivo al lavoro, ma all'impresa!

Fillea-Cgil, sindacato degli edili, già il 30 marzo faceva notare che “l’informativa ai sindacati come atto interno senza obbligo di comunicazione all’Istituto potrebbe rappresentare l’inizio di una pratica furbesca che vedrà centinaia di aziende di fatto scavalcare gli obblighi di legge”.

Fillea-Cgil si era sbagliata per difetto: ad oggi, secondo i dati forniti dall’Inps, le imprese già “beccate” a replicare tale “pratica furbesca” sono 2.600!

Quando invece si è trattato di denunciare la “dimenticanza” della moglie di un detenuto al 41-bis, che non aveva specificato nella domanda per il Reddito di cittadinanza la singolare collocazione del coniuge, lo scandalo è stato, giustamente, unanime.
Tutti i detrattori di quella misura si sono sbracciati per chiederne l'abrogazione. Peggio ancora quando sono stati scovati ben 37 “furbetti”, (33 italiani e 4 stranieri), denunciati dai carabinieri nell'ambito di un'operazione denominata Jobless Money (Soldi senza lavoro), tra cui elementi di spicco della cosca Piromalli-Molè di Gioia Tauro.
Ma la notizia, in realtà, nei casi in questione, era che i controlli avevano funzionato, sebbene ex post. E si era intervenuti avviando il recupero di quando illecitamente percepito!

Per i dati rilevati al 21 giugno scorso, secondo la Guardia di Finanza, sono 709 i “furbetti” scoperti nel 2019 nell’ambito dei 22.151 interventi per la tutela della spesa pubblica. Secondo i dati Inps, il reddito medio del Reddito di cittadinanza è di 521 euro mensili. I 709 beneficiari indebiti scoperti potrebbero esser costati quindi 4.432.668 euro, poco meno di 4,5 milioni di euro. Stiamo parlando di una misura che ha un costo complessivo annuo di 7,5 miliardi che, secondo l'ultimo report al 7 luglio, giunge a 1,2 milioni di beneficiari per un totale di 2,9 milioni di persone coinvolte, di cui 750 mila minori.

A svelare la verità ci ha pensato l'audizione dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, il 28 luglio, che ha mostrato una realtà finora intuita, ma non ancora rivelata.
Oltre un quarto delle imprese beneficiarie della cassa integrazione “da Covid” non ne aveva effettivamente bisogno e, seppur a norma di legge, ha usufruito di una misura indebita.

“Oltre un quarto delle ore è stato tirato da imprese che non hanno subito alcuna riduzione di fatturato” è l’analisi dell’UPB, che però non ha fatto una stima dei costi complessivi.

Cassa integrazione, fondi bilaterali e cassa in deroga sono state richieste finora da circa 553 .000 imprese. Le ore effettivamente “tirate”, cioè realmente utilizzate, sono 536 milioni e, secondo i dati aggiornati al 13 luglio 2020 (relative ai mesi di febbraio, marzo, aprile e, parzialmente, di maggio per quanto riguarda gli anticipi delle aziende) hanno prodotto una spesa di 10 miliardi (10 miliardi e 90 milioni, per l’esattezza) di cui 5,728 miliardi corrisposti direttamente dall’Istituto e 4,362 anticipati dalle aziende.
La percentuale di ore utilizzate per Covid, ma senza cali di fatturato, è del 27% quindi, conferma l’Inps, si può quantificare in 2,7 miliardi l'ammontare di spesa che si sarebbe potuta risparmiare in presenza di un comportamento corretto da parte delle imprese.
L’estensione alle imprese con meno di 5 dipendenti ha reso ancora più ampia la platea dei beneficiari e meno agevoli i controlli.

L’unica illegalità vera perché formale è quella in cui le imprese che ricorrono alla cassa integrazione continuino l’attività facendo lavorare i dipendenti in nero o, addirittura, in smart working.

Sostenerlo è legato a una idea bolscevica, statalista ed “anti-imprese”?
Non mi sembra affatto! Piuttosto è legato ad una concezione di giustizia sociale che mi sembra poco diffusa nel nostro paese.
Dai controlli a campione effettuati dall'Inps sono risultate ben 2.600 imprese (all’elenco in tabella vanno aggiunte almeno altre 300 matricole Inps bloccate dall’Istituto) che rientrano nella componente di scorrettezza.

In conclusione i “furbetti” del Reddito costano quindi allo Stato circa 4,5 milioni di euro, i furbetti della Cig costano 2,7 miliardi, 600 volte in più circa. Ma l'importante è parlare dei primi, dimenticando i secondi!". 

Cosi Nicola Morra presidente commissione Antimafia su Facebook 

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