(ASI) Roma - Il Governo Conte va verso la fase 2 dell'emergenza Coronavirus che prevederà una cauta e graduale riapertura dal 4 maggio, secondo modalità che sono al vaglio di Palazzo Chigi. 
Ma quelle che sono sotto gli occhi di tutti sono le gravi conseguenze economiche che rischiano di sfociare in altissime tensioni sociali che seguiranno all'emergenza Covid19 che sta devastando il sistema economico italiano che già aveva gravi problemi da oltre una decina di anni a questa parte, almeno dalla grave crisi recessiva del 2008 e con le purghe dei governi tecnici dal 2011.
 
A causa dei mancati investimenti per la crescita e lo sviluppo economico ed occupazionale del Paese, a causa dei tagli, degli accorpamenti, della esternalizzazione di settori essenziali dell'economia nazionali all'estero (soprattutto nell'area UE, ma non solo), l'Italia già prima del Covid19 era un Paese in crisi, un pugile che prende pugni in pieno volto, chiuso all'angolo, senza riuscire a reagire alla crisi inasprita dall'Euro e dal regime di austerità imposto dall'Unione Europea per mantenere in vita la moneta unica. 
 
Un paese dalla povertà galoppante, con l'identità nazionale fortemente in crisi, il cui patrimonio pubblico era già in svendita e in cui lo Stato Sociale e le garanzie dei lavoratori e dei diritti di uguaglianza dei cittadini garantiti dalla Costituzione erano già in forte crisi. Settori della istruzione e della sanità pubblica fortemente penalizzati dai tagli imposti dalla politica che con l'inserimento del principio del pareggio di bilancio in Costituzione, ha le mani legate e può affidarsi esclusivamente al prestito di denaro ad interesse e al signoraggio monetario della Banca Centrale Europea per fare qualsiasi intervento pubblico. 
 
 
 L'Italia, dunque, un Paese in rosso, già mutilato ed in ginocchio che stava  da anni precipitando inconsapevolmente lontano dalla sua storia e dalla sua identità che con questa emergenza Covid 19 rischia di subire il colpo del KO, di andare definitivamente a pezzi in Europa, come un vaso di coccio fra vasi di metallo, con il rischio della distruzione delle fondamenta stesse del sistema dell'economia reale del Bel Paese, se il Governo Italiano non sarà in grado di dare supporto economico ai territori e alle aziende in difficoltà, tornando ad investire sullo sviluppo, cosa che sarà impossibile se continueremo a sottostare ciecamente ai rigorosi dicktat dei ragionieri di Bruxelles. 
 
A proposito della gestione del dramma umano e sanitario che stiamo vivendo a cui si sta aggiungendo quello economico, c'è da dire che ci sono già pesanti dubbi sulle misure adottate dal Governo per arginare la diffusione della epidemia, a cui si stanno sommando ogni giorno di più quelli legati alla consistenza reale di questo bazooka da 400 miliardi che è stato promesso dal Presidente del Consiglio Conte che rischia di rimanere un provvedimento solo sulla carta o comunque sia l'ennesima manovra tesa alla salvaguardia dei crediti delle banche, non una iniezione di liquidità per le aziende e le famiglie italiane. 
 
Considerato che in Italia con la quarantena vanno in fumo circa 10 miliardi di euro al mese, perché il Governo se sapeva della emergenza Covid19 almeno da gennaio non ha chiuso subito tutto in Lombardia e nelle altre province della bassa padana colpite? Perché non ha provato a disporre subito l'obbligatorietà dei tamponi a pressoché tutti i cittadini permettendo la libertà di movimento a chi risultava negativo? Perché non si è cercato di produrre il materiale sanitario necessario ad affrontare per il meglio l'emergenza? Perché ci si è ridotti ad affrontare veramente l'emergenza  solo all'ultimo momento? Perché i fondi promessi alle aziende, alle famiglie, ai disoccupati e agli inoccupati, non sono ancora arrivati a tutti e c'ė bisogno di un processo burocratico aggravato e complesso per fare domanda,  quando un aiuto economico dovrebbe essere un diritto universalmente garantito in questo momento? 

A causa di queste scelte sbagliate, stiamo pagando il grave prezzo in termini di infetti, decessi, posti di lavoro persi e aziende che falliranno; e se alla guida del Paese non ci sarà un Governo che saprà farsi valere in Europa anche al punto di arrivare allo strappo definitivo con l'UE, stampando banconote o legalizzando una moneta virtuale statale  (almeno anche solo per il mercato interno del Paese nella prima fase della ripresa), non riusciremo a creare un nuovo boom economico italiano per risorgere da quella che è la più grave crisi economica dal secondo dopoguerra.
 
Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia
 
 

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