(ASI) Bari - Le ultime notizie di questi giorni, che vedono l’Italia al centro dell’attenzione mediatica mondiale per l’esplosione del virus del momento e delle persone contagiate, hanno già avuto nel nostro paese una ricaduta gravissima, soprattutto sul turismo e sulla nostra economia. Anche se ogni virus, quindi anche il “Coronavirus”, non conosce frontiere.

L’evoluzione infettiva, almeno da noi, è stata affrontata in modo professionale, anche se la politica ha voluto, pure in questo frangente, metterci lo “zampino”.

L’Italia s’è dimostrata preparata, sotto ogni aspetto, a far fronte alla bisogna. Gli altri Pesi UE, ma anche non UE, meriterebbero un esame più diretto che non siamo nelle condizioni d’evidenziare in queste nostre riflessioni. Riteniamo che non sia la “paura” del contagio a essere l’unica causa di certe prese di posizione che, per nostra natura, non siamo riusciti a comprendere e, di conseguenza, a giustificare. Non siamo “untori” e le nostre strutture sanitarie hanno dimostrato competenza e preparazione.

Oltre il contagio, quindi, rimane una realtà che s’è differenziata in funzione della politica che l’ha gestita. Il danno maggiore lo ha avuto il nostro turismo. Un settore d’eccellenza che non merita di subire le conseguenze di una cattiva informazione, in quanto credo che la stampa abbia fatto il suo dovere un pochino di più del dovuto. 

L’informazione deve essere data certa ma senza allarmismi, mentre con questo virus credo che tutti abbiano ecceduto, in primis il governo che oltre a fare il proprio dovere di informare ha occupato uno spazio come quello della Protezione civile, accrescendo ancora di più il panico. L’Italia, noto Paese di turismo, rischia di essere tra i paesi marchiati da non visitare. Il lavoro di tante imprese e delle Istituzioni fatto nel tempo per accrescere il prestigio dell’Italia nel Mondo viene meno per via di questa paura in parte infondata.

Inoltre, apprendiamo con molta preoccupazione che molti sono i Paesi che hanno iniziato a prendere provvedimenti in merito, interrompendo anche i collegamenti con l’Italia: Irak, Kuwait, Giordania e Seychelles hanno vietato l’ingresso agli italiani e ai viaggiatori in arrivo dall’Italia; la Bulgaria ha sospeso i voli da Milano fino al 27 marzo; Arabia Saudita, Olanda, Australia, Serbia, Israele, Croazia e Irlanda hanno sconsigliato o vietato ai propri cittadini di recarsi in Italia; gli Stati Uniti hanno innalzato l’allerta da uno a due (su una scala di tre) per i viaggiatori per e dall’Italia. Il turismo internazionale è fondamentale per il nostro Paese, dal 2017 gli stranieri rappresentano, infatti, più del 50% delle presenze totali (50,5%). In particolare, il nostro turismo dipende in gran parte dall’Europa, dalla quale proviene il 79% di tutte le presenze straniere. Guardando ai principali Paesi, la Germania è al primo posto con quasi 59 milioni di presenze, pari al 27% di quelle straniere totali. Così apprendiamo da un comunicato del Touring Club Italiano.

“La risposta che il Governo italiano sta dando all’emergenza epidemiologica da Covid-19 è stata tempestiva, come è stato riconosciuto anche da Oms e Ue, ma è stata soprattutto improntata alla massima trasparenza e chiarezza nei confronti della comunità nazionale e dei partner internazionali”, lo scrive la Farnesina in una nota. “Stiamo inoltre lavorando con i nostri vicini per mettere a punto protocolli armonizzati e linee di azione condivise circa i controlli sulle persone in ingresso nei rispettivi Paesi. Stiamo assistendo ad una preoccupante proliferazione di notizie inaccurate ed allarmistiche sulla situazione sanitaria nel nostro Paese che non rispecchiano la realtà di un fenomeno di contagio che rimane significativamente circoscritto ad alcune piccole aree ristrette a poche Regioni”.

Io credo che questa trasparenza sia state presa alla lettera in senso negativo dai governi di questi paesi. Ovvero chiudiamo la frontiera agli italiani! Questo ci riporta al solito interrogativo: E’ mai possibile che solo l’Italia comprende le esigenza degli altri paesi quanto si tratta di collaborazione e non viceversa? E’ mai possibile che solo l’Italia comprende le esigenze dei cittadini stranieri e non altri? E’ mai possibile che l’Italia deve subire e adeguarsi alle richieste dell’Europa e non gli altri?

Così l'appello lanciato da Antonio Peragine - presidente ANIM APS.

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