(ASI) Nel ventaglio delle ipotesi per la soluzione della crisi di governo ce n’è una che è stata presa in poca considerazione e che a me, invece, appare possibile ed interessante, conveniente un po’ a tutti quelli che saranno chiamati ad essere, loro malgrado, i protagonisti di questa pazza e sconclusionata politica.

Dopo aver detto, cosa peraltro ampiamente scontata, che le decisioni in merito spettano, dopo queste rapide consultazioni, al Presidente della Repubblica, c’è da aggiungere che al di là di quello che potranno dire a Mattarella le varie delegazioni, bisogna comunque tenere conto dei numeri, che poi stanno a rappresentare il consenso espresso dagli elettori il 4 marzo del 2018. Ed un’ampia maggioranza è del Movimento 5 Stelle dal quale è doveroso partire. In questi 14 mesi, seppure tormentati e conflittuali, mi pare si sia distinto il dimissionario presidente del Consiglio Giuseppe Conte che, come ha voluto rimarcare nelle sue comunicazioni alla Camera, ha dovuto mediare un’infinità di volte per far trovare l’accordo tra Di Maio e Salvini. Saper mediare, peraltro quasi sempre in silenzio, è, soprattutto in politica, un titolo di merito che Conte ha mostrato di avere. Per questo, e per qualche cosa buona che pure è stata fatta, l’avvocato del popolo merita di avere un’altra chance. Ma al di là di chi sarà il presidente incaricato che sceglierà Mattarella, egli deve necessariamente guardare solo a sinistra dopo lo sciagurato, patetico e anche incomprensibile autoaffondamento di Matteo Salvini e della Lega. E a sinistra c’è il Pd con Nicola Zingaretti che è sì il segretario, ma i gruppi parlamentari dem, sia alla Camera che al Senato, hanno ancora, come stella polare Matteo Renzi, l’ex segretario che li ha scelti e li ha candidati. Poi sono stati, certo, anche eletti, ma quella, grazie ad un’indecente legge elettorale, è stata la cosa più facile. E questo non è affatto un dettaglio. Proprio Renzi, intervenendo in Aula, ha detto che la cosa più urgente non è andare alle elezioni, come vorrebbe il segretario Zingaretti, ma mettere a posto i conti per evitare l’esercizio provvisorio e l’aumento dell’Iva, che fatalmente colpirebbe tutti i beni, un salasso per le famiglie. Solo senso di responsabilità? Anche interessi personali, naturalmente. Se si dovesse andare subito alle elezioni, i candidati questa volta li sceglierebbe non più Renzi ma Zingaretti. Anche questo è un fatto da non trascurare ed è anche per questo che appare evidente, ed interessata, la “disponibilità” di molti democratici a trovare un accordo con i 5 Stelle. Ma fare un governo insieme, subito, mi sembra eccessivo, per questo un’ipotesi potrebbe essere, appunto, un governo dei 5 Stelle con l’appoggio esterno del Pd con il quale si siano naturalmente prima definiti i punti più importanti, le azioni programmatiche, i recinti in cui definire l’azione di governo. Può servire ai 5 Stelle che con maggiore esperienza potrebbero evitare gli errori che hanno già commesso. Servirebbe al Pd per trovare al suo interno quella compattezza che è ancora fumosa e indefinita. E servirebbe al Paese che in questi 14 mesi ha guardato, smarrito e sconcertato, e con legittima preoccupazione, alla politica schizofrenica di Salvini e Di Maio. Sarà un governo di legislatura? Non è detto. Intanto si potranno fare le cose indispensabili, poi, se sarà confermato l’accordo, si potrà anche arrivare ad un governo 5Stelle-Pd. Oppure, in caso contrario, si andrà alle elezioni. Che, però, ogni volta costano 800 milioni di euro!

Fortunato VinciAgenzia Stampa Italia

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