Attacchi del "Partito dei giudici" ad un ministro (Salvini) della Repubblica, eletto con suffragio popolare. Non casuali le analogie con Craxi, Andreotti e Berlusconi: tutti ritenevano necessaria una riforma della Giustizia.
(ASI) A volere adattare a Matteo Salvini l'espressione, a suo tempo usata da Giuliano Ferrara per definire l'attitudine della Magistratura(Procura di Milano) verso Bettino Craxi, ci si potrebbe chiedere se sia stata aperta una nuova stagione di “caccia al cinghialone”. E tutto ciò, per creare ulteriori difficoltà al Governo Lega-M5S, nella pia illusione di accelerarne la caduta. Come allora, sembra trattarsi di una guerra per procura: allora si voleva colpire chi, col proprio carisma, aveva portato il Partito Socialista Italiano quasi a superare, per consensi, il Partito Comunista. Oggi, grazie all' innovativo programma sociale frutto del 'patto di governo', Salvini e Luigi Di Maio sembrano avere fatto carta straccia del Partito Democratico, sottraendogli milioni di voti (perfino degli iscritti CGIL) e, così, condannando ad un triste, irreversibile tramonto, una forza politica già fiduciaria del popolo e ora servizievole cliente di banche e alta finanza.
Ma le analogie col caso Craxi - tra tutti il più emblematico - non finiscono qui. Anche se probabilmente per fare dispetto al Governo italiano e al ministro dell'Interno, i magistrati di Agrigento hanno sancito il diritto dei 'passeggeri' stranieri della Sea Watch 3 a raggiungere un “porto sicuro”. Ma non era altrettanto diritto di un italiano ad essere curato negli ospedali della sua Patria? Da come si è conclusa la vicenda di Craxi (affetto da una forma grave di diabete, lasciatomorire ad Hammamet il 19 gennaio 2000), evidentemente no. Qualcuno, allora, chiuse i porti d'Italia e – cosa davvero imperdonabile – a un vero italiano. Così piace ricordare il presidente Craxi.
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