(ASI) - Sono allarmanti i dati di Confartigianato sull’oppressione fiscale che pesa su famiglie, imprese e lavoratori in Italia, tanto da considerarci i "primi tartassati d’Europa". 

 

Nel 2019 il carico fiscale in Italia arriva al 42,4% del Pil, rispetto al 41,3% della media dell’Eurozona. In pratica, si tratta di 19 miliardi di tasse in più rispetto alla media dell’Eurozona, pari a un maggior prelievo di 314 euro per abitante. Non solo: sulla competitività delle nostre imprese, così come nelle buste paga dei nostri lavoratori, pesa "anche" un cuneo fiscale e contributivo da paura, pari al 47,9%, vale a dire 11,8 punti in più del 36,1% della media Ocse: il costo del lavoro pagato, per esempio, dalle sole piccole imprese italiane per i propri 5,9 milioni di dipendenti ammonta a 174 miliardi di euro.

Famiglie e imprese, hanno appena pagato un assegno da 32,6 miliardi di euro a favore dell’Erario nel primo tax day dell’anno. Negli ultimi 40 anni, la pressione fiscale in Italia è salita di circa 11 punti.

Nell’ambito dell’Eurozona, con il livello attuale di pressione, 42,4%, saremo al quarto posto: prima di noi Francia, Svezia e Belgio, dopo di noi tutti gli altri Paesi, a partire da Austria e Germania. Ma parliamo di percentuali formali, infatti se si considera la pressione fiscale sulla sola componente del Pil che le imposte le paga per davvero, ossia sulla componente depurata della quota stimata di economia sommersa, si vede come la pressione fiscale "reale" in Italia sia molto più alta. Si parla di un 51-52%.
Inoltre, secondo il "Taxing Wages 2019" dell’Ocse, tra il 2017 e il 2018, il cuneo fiscale per il lavoratore medio single cresce dal 47,7% al 47,9%, attestandosi di quasi 12 punti sopra la media delle principali economie del mondo.

Per capirci, su mille euro di costo del lavoro per l’impresa, al lavoratore finiscono in tasca circa 500 euro netti. Si tratta del terzo prelievo più alto tra i 36 Paesi avanzati, superato dal Belgio e dalla Germania. 

 

 

Claudia Piagnani - Agenzia Stampa Italia

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