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(ASI) Nei giorni scorsi abbiamo assistito all’ennesimo calcio nel sedere della casta ai cittadini. Ieri il Senato, con il voto contrario dell’Italia dei Valori, ha approvato il suo bilancio che prevede, udite udite, un risparmio dell’1 per cento rispetto allo scorso anno.

Addirittura il taglio iniziale, poi modificato su esclusivo impulso delle opposizioni, era soltanto dello 0,34 per cento delle spese rispetto all’anno precedente. Di fatto Palazzo Madama ha solo evitato che le spese del Senato aumentassero nel triennio 2011-2013: obiettivo insufficiente se non proprio ridicolo!

E sì che noi di capitoli dove risparmiare ne avevamo individuati a decine e li abbiamo scritti nei nostri ordini del giorno che sono stati quasi tutti puntualmente respinti. Su qello a cui tenevamo di più addirittura ci è stata addirittura vietata la discussione. Riguardava il più odioso dei privilegi dei parlamentari: i vitalizi. Chiedevamo il passaggio al sistema contributivo che non prevede costi aggiuntivi per lo Stato e che è quello adottato dal nuovo sistema pensionistico: quanto versi tanto ti viene restituito.

L’Aula lo avrebbe sicuramente respinto, ma Schifani ha impedito che si votasse dichiarandolo inammissibile. Uno scandalo, perché noi non avevamo fatto altro che riproporre lo stesso ordine del giorno dello scorso anno quando lo stesso presidente del Senato lo aveva dichiarato ammissibile e ci pensò l’assemblea a bocciarlo, guarda caso in modo bipartisan.

Si tratta della richiesta più significativa, quella che avrebbe dovuto stanare chi vuole mantenere i privilegi, ma non l’unica. Abbiamo chiesto di rivedere la modalità delle ritenute sulla base delle presenze e delle votazioni svolte, sia in aula che in commissione, la riduzione almeno del 50 per cento delle spese per il parco auto, la diminuzione almeno del 50 per cento delle spese di rappresentanza e delle consulenze, l’esternalizzazione della barberia, l’allineamento ulteriore del costo dei prodotti del bar e del ristorante dei senatori al prezzo medio di mercato, la diversificazione dell’utilizzo degli appartamenti di servizio che vogliamo destinare o a uffici e servizi del Senato o alla locazione a privati. Tutto respinto!

Qualche briciola, invece, è passata: sono state accettate le nostre richieste di cercare nuove convenzioni aeree con le compagnie low cost e di ridurre la circolazione di documentazione cartacea, di cui qui in Senato si fa abuso, in favore esclusivo del documento informatico. Poca roba. L’istinto di conservazione dei privilegi della casta ha attraversato tutte le forze politiche, ad eccezione ovviamente dell’Italia dei Valori.

Abbiamo portato a casa anche qualche altro piccolo impegno relativo però non ai costi ma alla trasparenza: maggiori informazioni sul sito web del Senato, più chiarezza negli appalti e maggiore controllo sulle condizioni contrattuali dei lavoratori di imprese a cui esternalizzare alcuni servizi. Francamente troppo poco per poterci indurre a votare il bilancio. Quanto alle nostre proposte, ho visto le facce spaventate di colleghi di altri gruppi e ho capito che qui in Parlamento abbiamo ancora tanto lavoro da fare in questo senso. La casta si autodifende, si rintana nella sua roccaforte e si allontana sempre più dal comune sentire dei cittadini.

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