(ASD Mentre escono particolari sempre più gravi e sempre più imbarazzanti sullo scandalo della sanità in Umbria, i protagonisti rischiano il naufragio nel patetico e nel grottesco. Sarebbe stato opportuno, dopo tante cose indecenti, un po’di realismo e di umiltà, almeno adesso.

Invece niente. Il terremoto che ha coinvolto la (ormai ex) presidente della giunta regionale Catiuscia Marini (Pd), l’ex assessore regionale alla sanità, Luca Barberini, l’ex segretario regionale del Pd Giampiero Bocci, l’ex direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Emilio Duca, quello amministrativo (ex anche lui) Maurizio Valorosi e con loro indagati altre 42 persone, ha scosso il Pd ed ha provocato il panico. (leggi pure: La sanità umbra agli arresti, rossa di vergogna e Come Giuda, i traditori della Marini nello scandalo della sanità in Umbria). Uno scandalo di queste dimensioni nella Regione rossa, portata spesso come esempio di correttezza amministrativa, rappresenta, e non poteva essere diversamente, un colpo micidiale alla credibilità di un partito che da sempre, dai tempi dell’alleanza comunisti - socialisti, non meno litigiosa di quella di adesso tra Salvini e Di Maio, ha amministrato la Regione. Veramente la sinistra governava tutto, e con maggioranze bulgare, anche i comuni, poi persi, uno dopo l’altro, per scandali e incapacità. Perugia, Terni, Spoleto, Todi, Montefalco, Umbertide, tanto per citare i più importanti.  A Nicola Zingaretti, da qualche settimana segretario nazionale del Pd, è toccata così la patata bollente. Che fare? Ha deciso di commissariare la segreteria regionale del Pd con la nomina di Walter Verini, parlamentare umbro; ma questo è parso un atto dovuto anche perché il segretario Bocci si era subito dimesso. Il problema grosso era cosa fare di fronte all’ormai imbarazzante situazione che vedeva coinvolta anche la presidente Catiuscia Marini.  Sostenerla a tutti i costi utilizzando quella espressione magica “noi siamo sempre garantisti” che vuol dire aspettiamo le calende greche, era un rischio che non si poteva correre con le elezioni alle porte, non solo per le Europee, ma anche per il rinnovo di molte amministrazioni comunali, tra cui Perugia. Così l’hanno costretta a dimettersi. E allora, dopo essersi scagliata contro tutti gli altri indagati che - a suo dire -  l’avrebbero “tradita”, la Marini ha protestato contro il partito per averla trattata male solo perché donna. E allora sono cominciati, in un crescendo esilarante, le dichiarazioni grottesche. Il primo è stato, in Tv, dopo qualche minuto dalle dimissioni, l’ex ministro dell’Interno, dem doc, Marco Minniti. Prima di tutto l’ha ringraziata, e dopo ha tessuto gli elogi per il “senso di responsabilità” ecc, ecc. Inaudito. Materiale prezioso per il prossimo show di Maurizio Crozza. Poi un giornalista della Stampa, presente alla trasmissione, ha fatto garbatamente notare, all’esponente del Pd, che forse i ringraziamenti sarebbero stati meritati se non avesse combinato quello che ha combinato. Il massimo, però, lo ha dato Walter Verini. Chiamato ad intervenire alla trasmissione mattutina della Rai, Radio Anch’io, ha detto di conoscere la Marini da trent’anni e sa che la (ex) presidente ha sempre fatto tutto soltanto nell’interesse della comunità umbra. Un panegirico pietoso quello del parlamentare,  tra l’esterrefatto stupore degli ascoltatori, del conduttore e del direttore del Corriere dell’Umbria che aveva appena raccontato una delle tante cose indecenti attrabuite dall'accisa alla presunta cerchia di potere dell’Ospedale “Silvestrini”. Probabilmente Verini non ha capito bene cosa sia successo e cioè che alla Marini non è stato recapitato un messaggio dall’Accademia di Svezia per l’assegnazione del Nobel, ma più semplicemente dagli uffici della Procura della Repubblica è arrivata un’ordinanza con le imputazioni di “abuso d’ufficio, falsità ideologica e materiale, rivelazione di segreto d’ufficio”.  Non si è reso conto, il commissario del Pd umbro, che la Marini ha guidato la peggiore giunta di sinistra che abbia mai avuto l’Umbria ed è stato il peggiore sindaco di Todi, tanto da consegnare, su un piatto d’argento, il municipio alla destra. Ma se vuole non offendere e oltraggiare l’intelligenza dei cittadini, Verini farebbe bene a leggere la corposa ordinanza del Tribunale di Perugia e poi a fare qualche chiacchierata con i dipendenti della Regione e dell’Ospedale. Non fosse altro per ristabilire quel contatto con i cittadini-elettori, mancato negli ultimi anni e che ha già provocato danni enormi al PD.  

Intanto sono cominciati i primi interrogatori di garanzia, ma i primi indagati ascoltati, compreso Emilio Duca, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. “Dobbiamo ancora valutare a fondo gli atti” hanno spiegato i difensori.

Non hanno risposto alle domande, questa volta solo dei giornalisti, nemmeno gli esperti (una decina) componenti della task force inviata dal ministro della Salute Giulia Grillo per verificare il corretto svolgimento dell’attività ospedaliera.  

 

Fortunato Vinci – Agenzia Stampa Italia

 

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