(ASI) "Segnalo quattro considerazioni sul referendum propositivo dopo la giornata di ieri. La prima è la seguente: dobbiamo prendere sul serio il fatto che la materia costituzionale sia diversa da quelle ordinarie. 

 

Un conto è (com’è giusto) fare un’opposizione senza sconti al Governo, all’intera maggioranza e al suo programma (ad esempio su quota cento e reddito di cittadinanza) e un altro è la disponibilità al dialogo sulla Costituzione che è di tutti, specie quando emergono aperture non formali e innegabili.

La seconda è che tra gli elementi chiave delle derive populiste c’è la polemica contro le istituzioni di garanzia che, facendo valere i limiti della Costituzione, frenerebbero la forza della sovranità popolare. Ora, nel momento in cui viene inserito un controllo preventivo pieno da parte della Corte costituzionale sul progetto di derivazione popolare, è difficile non vedere in questo una grande novità che retroagisce anche sulle materie che noi vogliamo ancora radicalmente escluse, specie leggi di spesa e materia penale. L’ancoraggio agli articoli 81 e 111 rappresenta comunque una garanzia molto forte, per non dire, ancora di più, del superamento radicale di qualsiasi tentazione di uso del referendum in chiave anti-europea, precluso dagli articoli 11 e 117.1 e su cui giustamente in questi ultimi giorni erano emerse serie preoccupazioni.

La terza è che ovviamente persistono tracce significative dell’impostazione precedente che occorre cercare di rimuovere: è altamente preferibile che la Cassazione possa bloccare il referendum non solo quando il Parlamento abbia apportato modificazioni formali, ma anche quando il Parlamento si andato nella direzione voluta dai referendari pur apportando modifiche anche sostanziali, valorizzando in modo ragionevole il suo ruolo.

La quarta è che ci possono essere inconvenienti nuovi a causa del successo della giusta impostazione di non mettere sulla scheda in secca alternativa il testo popolare e quello parlamentare. Siccome però quando il testo del Parlamento è innovativo in quel caso essi restano comunque in alternativa nelle conseguenze (se vince l’uno non entra in vigore l’altro) questa eventualità va regolata bene. A differenza del referendum abrogativo che si può spostare su una nuova legge del Parlamento che è già in vigore e quindi nota, qui invece nessuno dei due testi è conosciuto nel suo impatto reale, nessuno dei due è in vigore. Bisogna quindi chiarire che la campagna elettorale deve avere un par condicio tra i due testi, altrimenti il secondo resta solo sullo sfondo, dal momento che il quesito è impostato sul votare Sì/No a quello popolare.

C’è quindi un lavoro serio ancora da fare, ma indubbiamente da ieri siamo in un terreno diverso, ragionevole.". Lo dichiara in una nota il deputato del PD Stefano Ceccanti.

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