(ASI) Il governo di Giuseppe Conte sostenuto da Lega e Movimento Cinque Stelle è durato appena cinque giorni, almeno nelle intenzioni. Era stato trovato un nome terzo, quello del giurista pugliese, sopravvissuto anche alle critiche sul curriculum, ed era stata fatta la squadra di governo.

Il castello di carta è però caduto sul nome di Paolo Savona, un ministro dell'Economia inaccettabile per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il professore 81enne ha posizioni critiche verso l'Euro, tanto da far tremare i mercati e salire lo spread. Il differenziale fra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, oscilla intorno ai 200 punti base e le incertezze dei mercati continuano a essere alimentate dallo scontro istituzionale sempre più forte. «Il presidente della Repubblica svolge un ruolo di garanzia», ha detto Mattarella alla fine dell'incontro con Conte al Quirinale, dopo che il premier scelto da Matteo Salvini e Luigi Di Maio aveva rimesso il mandato, «ho accettato tutte le proposte per i ministri e concesso tutto il tempo necessario per formare un governo. Il ministro dell'Economia costituisce però sempre un messaggio immediato, di fiducia o allarme, a tutti gli operatori economici. Avevo chiesto un esponente politico autorevole per quel ruolo, che non potesse manifestare o provocare la fuoriuscita dell'Italia dall'euro. Queste garanzie non le ho avute, nel momento in cui non mi sono stati fatti dei nomi alternativi».
Da qui il veto del presidente, che affonda il governo Lega-M5s e porta pentastellati e Fratelli d'Italia a chiedere un impeachment per Mattarella, a «causa di un'opposizione ideologica contro la volontà popolare». Allo stesso tempo, l'assenza di altri nomi fa intendere che Di Maio, e soprattutto Salvini, preferiscano andare presto alle urne, data la previsione dei sondaggi che li dà in crescita nei consensi. Mettere il Quirinale alle strette si rivelerebbe così solo una mossa per enfatizzare lo scontro istituzionale.
Mattarella ha scelto di convocare Carlo Cottarelli, l'ex commissario alla spending review nel governo di Enrico Letta, per un esecutivo neutrale, al solo fine di far approvare la legge di Stabilità e quella elettorale che possa impedire lo stesso esito incerto, qualora si vada alle urne, ormai quasi sicuramente la seconda domenica di settembre. Difficile però che Cottarelli possa trovare un ambiente parlamentare a lui favorevole, nel momento in cui Lega e M5s hanno già espresso la loro contrarietà. Alternative istituzionali per salvare questa legislatura non ve ne sono più, dato il no di Mattarella e la composizione del parlamento.

Paolo Gentiloni sostiene la linea del presidente, il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi condivide l'intenzione di arginare i populismi, ma rassicura Salvini sulla tenuta della Coalizione di centrodestra. Per ora dall'Unione europea non sono arrivate dichiarazioni, mentre Di Maio e Salvini sembrano già in campagna elettorale. Il veto del presidente su Savona un punto in più da giocare, dal momento che Lega e M5s sono coscienti che la nascita di un governo basato sull'alleanza fra i due partiti populisti avrebbe rappresentato una condizione rischiosa. Prova ne è che l'alternativa Giancarlo Giorgetti, numero due di Salvini, al posto di Savona, non è stata minimamente considerata.
Se gli altri partiti dicono che Lega e M5s stiano scherzando con il Paese, #VogliamoSavona è stato negli ultimi giorni hashtag di tendenza sui social media. Segnale dai cittadini che sembrano volere davvero un cambiamento radicale che si allontani dai desideri di Bruxelles e che considerano la presa di posizione di Mattarella un ostacolo alla scelta fatta alle urne il 4 marzo.
Lorenzo Nicolao - Agenzia Stampa Italia

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