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Politica Nazionale

Il Popolo della Famiglia: “Il vero profitto è la dignità del lavoratore”

Di Redazione ASI 20 Febbraio 2018 – 13:08 3 min di lettura

(ASI)" Partiamo da un dato: tra gennaio e settembre 2007 (fonte, Focus economia Umbria 2017, Ires-Cgil) le ore di cassa integrazione autorizzate nel settore del commercio nella nostra regione erano state 901. Nello stesso periodo, ma dieci anni più tardi, sono esplose fino ad arrivare a quota 895.627.

(ASI) Partiamo da un dato: tra gennaio e settembre 2007 (fonte, Focus economia Umbria 2017, Ires-Cgil) le ore di cassa integrazione autorizzate nel settore del commercio nella nostra regione erano state 901. Nello stesso periodo, ma dieci anni più tardi, sono esplose fino ad arrivare a quota 895.627. Questo significa che il commercio è passato dall’essere il settore meno toccato a quello più violentemente investito dalle difficoltà connesse alla crisi, passando da quota 0,1% del totale di Cig autorizzata a quasi il 5%.

La crisi occupazionale va di pari passo con la contrazione dei consumi. Secondo l’ultimo “Rapporto sulle economie territoriali” di Confcommercio (settembre 2017) il pil pro-capite in Umbria è passato da 27.200 del 1995 a 24.500 euro dello scorso anno, mentre la spesa pro-capite è scesa da 16.000 euro (1995) a 15.700 (2017). Conferma Ires-Cgil che “al secondo trimestre del 2017 il commercio al dettaglio in Umbria evidenzia una variazione delle vendite che risulta nettamente negativa dopo la fase di contenuta contrazione registrata nel precedente trimestre (da -0,8% a -2,2%). Il ciclo dei consumi per la nostra regione stenta a ripartire in modo deciso, considerando anche l’emersione di condizioni ancora incerte per il mercato del lavoro. Si rileva un’intonazione negativa differenziata tra i vari comparti di spesa: i prodotti alimentari confermano una contrazione ancora piuttosto ampia (da -4,2% a -4,3%) più intensa rispetto anche al ridimensionamento rilevato per i prodotti non alimentari (da +0,1% a -3,1%)”.

Eppure, ha rilevato l’Agenzia Umbria Ricerche (Aur) l’Umbria va annoverata tra le tre regioni dove c’è la più alta densità di superficie complessiva destinata alla grande distribuzione (591 metri quadrati ogni mille abitanti) con una superficie complessiva di vendita prossima ai due milioni di metri quadrati totali (oltre un milione è occupato da strutture medie e grandi), una media per negozio di 121 metri e una vetrina ogni 52 abitanti e ogni 500 metri.

All’offerta non corrisponde dunque la domanda, ma si prosegue a legittimare una liberalizzazione selvaggia che penalizza gli operatori del settore e innesca meccanismi perversi. In Italia sono circa 3,4 milioni i lavoratori dipendenti del settore commercio (oltre 2.000 in Umbria) interessati dalle aperture domenicali e impegnati nella “caccia” al cliente che però – dicono le statistiche sui consumi – non produce i frutti sperati.
Con una ulteriore conseguenza: la proliferazione dei grandi centri commerciali, pur agevolando in molti casi la ricerca del risparmio, uccide i piccoli negozi e spopola i centri storici delle nostre città, trasformandoli in poco più che dormitori.

La battaglia del Popolo della famiglia non va dunque soltanto nella direzione della chiusura notturna e festiva degli esercizi commerciali, per restituire dignità e diritti ai lavoratori.
Ma si innesta in un più complessivo quadro teso alla restituzione di risorse alle famiglie: dal reddito di maternità che prevede l’erogazione di 1.000 euro al mese per le donne italiane che si dedicano in via esclusiva alla vita familiare e alla crescita dei figli, fino al reddito complessivo familiare, diviso per quoziente, passando per la partita Iva per la famiglia che consente lo scarico dei costi e la defiscalizzazione degli oneri familiari solo per famiglie con persone non autosufficienti a carico.

Riconoscere il valore economico della famiglia significa dunque non soltanto creare le condizioni per uscire da una contrazione demografica che sta trascinando il nostro Paese nel baratro, ma anche valorizzare gli sforzi che fa chi investe nel futuro di tutti. Cercando allo stesso tempo di liberare risorse economiche, senza le quali sarà impossibile tentare di risalire il piano inclinato della crisi.". E' quanto comunica con una nota il Popolo della Famiglia.

Nota della Redazione

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