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(ASI)  Strage di Capaci, 19 anni fa: «Fu uno choc terribile, che ha determinato una reazione molto potente che continua nelle coscienze, soprattutto dei giovani, è l'investimento più importante». È un messaggio di fiducia, contro le mafie, quello lanciato dal ministro dell'Interno Roberto Maroni, intervenuto questa mattina a Palermo, nell'aula bunker dell'Ucciardone, alla manifestazione per la commemorazione dell'uccisione del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti della scorta, caduti il 23 maggio 1992 in un attentato mafioso.  
Il ministro, che prima di giungere all'Ucciardone ha deposto una corona sul luogo della strage, ha ribadito i fatti, cioé i risultati della guerra dichiarata dallo Stato alle cosche, ricordando che «da tre anni a questa parte le Forze dell'ordine e i magistrati hanno arrestato otto mafiosi al giorno», mentre «si sta stringendo il cerchio attorno alla 'primula nera' Matteo Messina Denaro», il boss dei boss mafiosi. Si tratta di una «lotta globale» per il ministro dell'Interno, perché la criminalità organizzata «danneggia non solo l'economia siciliana ma l'economia di tutto il Paese», «è uscita dalle regioni storiche di insediamento e si è diffusa in tutte le regioni d'Italia e in tutta Europa».
«Per vincere la guerra contro la mafia, parallelamente alla cattura dei boss, bisogna attaccare le loro ricchezze», e lo Stato si sta muovendo in questa direzione, con oltre 20 miliardi di beni confiscati ai clan, ha ricordato Maroni, «un patrimonio immenso che deve essere fatto fruttare per metterlo a disposizione delle persone oneste». A questo serve l'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata che, oltre alle sedi di Reggio Calabria e Roma, presto avrà una sede anche a Palermo, ha annunciato il ministro.
«La cosa più bella - ha raccontato Maroni - è stata a Caserta, un luogo di camorra, quando un imprenditore mi ha detto che grazie ai risultati che lo Stato sta ottenendo, lui ha deciso di tornare ad investire. E in quella terra è una grande soddisfazione». Dopo il dibattito all'Ucciardone, il ministro si è recato alla caserma Lungaro, presso il Reparto scorte, dove insieme al questore di Palermo Nicola Zito e al prefetto di Palermo Giuseppe Caruso ha deposto una corona sulla lapide che ricorda gli agenti uccisi e ha incontrato i familiari delle vittime, e poi in Via D'Amelio, dove ha deposto un'altra corona.

Nel pomeriggio Maroni si è recato alla prefettura di Palermo dove è stato siglato il protocollo di legalità tra la regione siciliana, confindustria Sicilia e le prefetture della Sicilia, finalizzato ad «assicurare adeguati strumenti di prevenzione per contrastare le infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto economico imprenditoriale della regione siciliana».
«Oggi si è scritto un altro capitolo nel libro importante delle azioni che abbiamo intrapreso per contrastare la mafia», ha commentato Maroni. In questi tre anni abbiamo fatto molte cose, lo scorso anno abbiamo fatto approvare un piano straordinario contro la criminalità organizzata, approvato all'unanimità dal parlamento», ha ricordato il ministro.
«Inoltre - ha proseguito Maroni - venerdì sarà portato in consiglio dei ministri il testo unico che si attendeva da almeno dieci anni e che noi siamo riusciti a realizzare, quindi un passo in avanti importantissimo». Parlando ancora della firma del protocollo Maroni ha ribadito l’importanza che riveste questo accordo «perchè coinvolge le prefetture, la regione siciliana, la Confindustria, cioè il pubblico e il privato, per creare un sistema di filtro e di filtraggio per impedire le infiltrazioni della criminalità organizzata nel sistema delle imprese».

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