(ASI) Credo che ormai più nessuno, anche alla luce dei risultati delle regionali in Sicilia e delle municipali di Ostia abbia ancora dubbi sull’entità dei danni che Matteo Renzi stia provocando al Pd, di cui è il segretario nazionale. Così facendo è diventato l’alleato forte, ancorché occulto e subdolo, del Movimento 5 Stelle e del Partito della libertà. Alle prossime elezioni, in primavera, saranno Luigi Di Maio e Silvio Berlusconi (o chi per lui) i soli competitori per il governo del Paese.

Il Pd è out. Liquefatto dal ragazzotto di Rignano d’Arno, arrogante e presuntuoso, giocoliere da circo di terz’ordine, che ha deciso per il suicidio (politico, s’intende) suo e del partito che gli è stato affidato. E sorprende molto - devo anche aggiungere - che Dario Franceschini, che pure avrebbe le truppe per scompaginare dall’interno i programmi di Renzi, non faccia nulla per togliergli il giocattolo dalle mani e rimandarlo in Toscana. Stando così le cose, appaiono velleitari, per non dire inutili e patetici, gli appelli all’unità con le forze della sinistra, che Renzi, come si sa, vede come il fumo negli occhi. “O con me, e come dico io, visto che finora ho fatto benissimo, o niente”. L’accordo e l’alleanza, che pure si chiedono con insistenza da più parti, con queste premesse, è chiaro che non ci potranno mai essere. Sono mesi che Pierluigi Bersani, cerca, inutilmente, di dirlo e farlo capire a tutti. Ci si può mettere anche nella stessa lista - spiega Bersani - come peraltro è stato fatto in tanti comuni, ma lì si è perso lo stesso, per la semplice ragione che il punto centrale è il lavoro, ma il Jobs Act, che è il fiore all’occhiello di Renzi, ed è costato 23 miliardi di euro, ha prodotto solo lavoro precario, a volte a condizioni quasi umilianti. Su 100 contratti, 93 sono a tempo determinato e solo 7 a tempo indeterminato. Ragazzi con la laurea, 110 e lode, che vanno a fare gli stage per sei mesi a 400 euro, se va bene altri sei mesi, e poi niente. Disoccupati, e senza futuro. Come possono tutti costoro votare per il Pd? O non votano o voteranno 5 Stelle, e per due motivi: per cercare di cambiare le cose e per non aiutare Berlusconi e la Destra. Il ragionamento non fa una piega. Ma Matteo Renzi di questo non intende nemmeno parlare, al di là delle “aperture “di qualche giorno fa in direzione, e dell’incarico affidato a Piero Fassino, mandato per l’impresa impossibile: “ricucire” una tela, che sembra sia già ridotta a brandelli. A questo punto tutto lascia immaginare che sarà Piero Grasso, a prendere le redini dell’area di sinistra e progressista. Il Presidente del Senato, uscito anche lui dal Pd, sbattendo la porta dopo aver visto porre la fiducia per ben 8 volte per approvare una vergognosa ed incostituzionale legge elettorale. Senza che potessero intervenire i parlamentari a cui spetta, secondo la Costituzione, il potere legislativo: una palese e macroscopica prepotenza istituzionale o, forse qualcosa di più, del tutto inaccettabile. Intanto l’economia reale, quella vera, non cresce, la gente è sempre più in difficoltà. Tra le cause dei 200 miliardi di crediti incagliati e in sofferenza, che il sistema bancario non riesce a riscuotere, oltre ai vari intrallazzi commessi da amministratori senza scrupoli, ci sono pure le difficoltà delle famiglie e delle imprese. Il cappio fiscale, toglie ogni speranza. Leggevo una ricerca dalla quale risulta che in alcune zone del Paese la pressione fiscale, per le imprese, raggiunge il 73%. Mi chiedo come può una persona, senza essere statista, ma dotata solo di un minimo di comprendonio, non rendersi conto che in quelle condizioni l‘economia non può crescere ed è senza sbocchi perché se l’attività va male l’imprenditore perde il suo capitale, se va bene l‘utile lo deve dare allo Stato per i tributi, e allora ha davanti a sé solo tre strade, e non si sa qual è la migliore: o evade, o accende un finanziamento in banca, senza peraltro nessuna certezza di poterlo poi restituire, o chiude. Come facciano le nostre mezzecalzette che ci governano a non capirlo è veramente incredibile. E ora Piero Gentiloni e Gian Carlo Padoan, il presidente del Consiglio ed il ministro dell’Economia, si vantano dei dati forniti dall’Istat che danno un aumento del Pil, nel 2017, fino all’1,6%, dei cui progressi in verità non si è accorto nessuno, ma non dicono che, nel frattempo, è aumentato di più di 4 miliardi la montagna del debito pubblico. E’ come se il padre di una famiglia torna a casa e festeggia perché è migliorato il bilancio familiare, sol perché ha stipulato un altro mutuo. Farebbero bene, invece, Gentiloni e Padoan, ad ascoltare Jirky Katainen, vicepresidente della Commissione europea, quando dice che “tutti gli italiani dovrebbero sapere qual è la vera situazione economica in Italia”. A me sembra come quella delle banche alla vigilia del default.


Fortunato Vinci – Agenzia Stampa Italia

Foto: Presidenza della Repubblica

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