(ASI) Roma – Ospitiamo l’analisi di Antonio Iacono, che ci parla dello Ius Soli e della potenziale catastrofe qualora venisse approvato. Sembra che il Senato stia rinunciando a fare passare una legge di cui gli italiani sono nettamente contrari. Il tutto si concluderà in ottobre, ma occorre vigilare.

La Legge sullo ius soli, approvata dalla Camera dei Deputati il 13 ottobre 2015 ed in procinto di essere votata definitivamente dal Senato ha prodotto una serie infinita di polemiche provocando una netta spaccatura nella popolazione italiana con una preponderante maggioranza di contrari. un esempio lampante ne è la petizione lanciata on-line da un Movimento di nuova generazione,  Unione movimenti Liberazione che  per esempio, ha raggiunto in pochi giorni la ragguardevole quota di 150 mila adesioni in pochi i giorni. Cosa prevede in realtà questa Legge così divisiva e quale ordinamento è previsto oggi dalla normativa vigente?
Attualmente in Italia esiste lo ius sanguinis, ossia quando un bambino è italiano se nato da almeno uno dei genitori con tale cittadinanza. Sempre in base alla Legge 91 del 1992, uno straniero nato nel nostro Paese, può richiedere ed acquisire la nostra cittadinanza al raggiungimento del 18° anno di età. La modifiche a tale Legge, approvate dalla Camera ed ora al vaglio del Senato, annullano tale automatismo introducendo una serie di articolate possibilità, tra l'altro diversificandole sia per etnie diverse che per tipologia.
Nel caso di nascita sul territorio nazionale di un bambino da genitori stranieri ma comunitari, le modifiche al vaglio del Senato prevedono che il nascituro abbia almeno uno dei due genitori risiedente in Italia da almeno 5 anni con il possesso del permesso di soggiorno permanente.
Nel caso di genitori stranieri extracomunitari, oltre a risiedere in Italia da almeno 5 anni ed essere in possesso di un permesso di soggiorno di lungo periodo, devono possedere altri 3 requisiti basici:
- Un reddito annuo non inferiore all'assegno sociale;
- avere un alloggio idoneo ai requisiti previsti dalla Legge;
- deve superare un test di conoscenza della lingua italiana.
L'altra possibilità di acquisizione della Cittadinanza, prevista dalle modifiche alla Legge 91 riguardano il cosidetto ius culturae.
Quest'ultima prevede che stranieri nati in Italia o giunti entro il 12° anno di età e che abbiano frequentato le scuole italiane per almeno 5 anni e superato almeno un ciclo scolastico, elementari o medie, possano acquisire di diritto la cittadinanza.
Altresì ragazzi stranieri di età compresa fra i 12 ed i 18 anni, giunti in Italia, potranno ottenere la cittadinanza dopo aver "abitato" nel nostro Paese per almeno 6 anni ed aver superato un ciclo scolastico.
Queste le modifiche alla Legge 91 che verranno introdotte qualora il provvedimento passasse al Senato.
Come si può facilmente evincere, oltre ad introdurre delle norme articolate al limite della confusione, questa Legge, per come è stata concepita, aprirà le porte ad una miscellanea etnico-demografica che nel giro di pochi decenni esautorerà il popolo italiano.
Contrariamente agli altri Paesi europei dove la crisi demografica in atto, viene contrastata, oltre che con l'immigrazione, anche con leggi mirate tendenti ad agevolare socialmente la formazione di nuclei familiari autoctoni ed il loro sostegno, in Italia si cerca come sempre, una scorciatoia, mal pensata e peggio partorita, che porterà confusione, conflitti sociali, etnici, culturali e religiosi, oltre a pericolosi risvolti in tema di sicurezza nazionale.
Una società multirazziale e multiculturale non può essere calata dall'alto ma necessita di tempi per favorire quella amalgama di acquisizione di usi e tradizioni, quando non di vera assimilazione dei diversi valori culturali.
L'aver compiuto un ciclo di base di studi nelle scuole italiane è la classica foglia di fico con la quale si cerca mistificare una raggiunta accettazione della nostra storia e cultura.
La storia recente di tutti gli attentati compiuti in Europa ad opera del terrorismo di matrice islamista ci racconta di esecutori con passaporto della Nazione colpita, immigrati di seconda generazione quindi, spesso, quasi sempre, all'apparenza perfettamente integrati con lavori regolari che però nel loro intimo non hanno mai accettato la nostra cultura essendo, di conseguenza, facile preda dei dispensatori di odio teologico/razziale.
Ovviamente non tutti gli immigrati sono potenziali terroristi, sarebbe assurdo oltre che illogico affermarlo però le difficoltà nell'accettare le culture occidentali oltre a produrre ed agevolare la formazione di giovani leve di terroristi, incide fortemente anche nella convivenza sociale, dove le diversità di formazione ed educazione, in primis sui diritti civili, non potrà che generare criticità estremamente pericolose nella società.
I diversi standard di civiltà, alcuni molto seri presenti addirittura tra etnie europee, non potranno di certo essere colmati da qualche leggina sbrigativa e superficiale, dal vago "sapore" elettorale.
L'incredibile "fretta" con la quale il Pd vuole testardamente l'approvazione di questa legge, addirittura con priorità rispetto alla legge di bilancio, come recentemente dichiarato dal Capogruppo Pd al Senato Zanda, non si può che spiegare con la necessità di rastrellare consenso elettorale tra gli immigrati con cittadinanza già acquisita oltre che strizzare l'occhio, per futuri apparentamenti politici con i partiti o movimenti islamici in divenire. Una cecità politico-strategica veramente disarmante.

Iacono Antonio

Valentino Quintana – Agenzia Stampa Italia

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