I giuristi Marco Cuniberti e Giulio Enea Vigevani si confrontano sui principali temi della riforma di fronte agli studenti della scuola di giornalismo

(ASI) Milano- Due docenti di diritto costituzionale, 30 ragazzi della scuola di giornalismo per ascoltarli e fare domande. Alla vigilia del voto popolare si parla della riforma costituzionale del governo Renzi presso la sede della Statale di Sesto San Giovanni. Giulio Enea Vigevani, a favore del SI, e Marco Cuniberti, per il NO, hanno esaminato i punti del referendum tralasciando le opinioni politiche.

L'Italia e i referendum- Breve introduzione sui referendum in Italia, con menzione di quelli abrogativi sul divorzio nel 1974 e sull'aborto nel 1981. «C'è sempre stata una spinta innovativa, pur con molte resistenze. Dopo tangentopoli abbiamo assistito a una spinta maggioritaria che poi si è persa negli anni 2000 - ha detto Vigevani - Questa è una riforma morbida, che modifica di fatto solo 12-13 articoli della Costituzione al massimo». Alle domande sull'immobilismo non è stato molto convinto Cuniberti, che ha risposto con lo scadimento della classe politica e lo scarso impatto delle riforme.

Partiti e indennità- «È giusto tener conto delle pluralità partitiche», ha replicato Cuniberti sostenendo che non sono sempre un male. In accordo con il suo interlocutore ha scacciato gli spettri da indennità e stipendi. «Sono una conquista della democrazia - ha insistito Vigevani - bersaglio delle polemiche più becere che stanno animando i salotti televisivi».

Parlamento e governo- I giuristi hanno analizzato il rapporto tra parlamento e governo, com'è e come potrebbe essere in caso di vittoria del SI. Il parlamento potrebbe avere meno poteri, ma viene anche criticato il suo legiferare. «Ormai se ne occupa solo il governo, il voto a data certa sui provvedimenti può essere la soluzione rispetto alla trafila attuale». Parere di Vigevani non condiviso da Cuniberti, che non ha visto nei passati esecutivi un potere legislativo dei decreti legge più lineare e trasparente rispetto alle camere.

Leggi elettorali- Italicum già approvato e combinato disposto. I due costituzionalisti divergono sull'impatto dell'ingegneria elettorale nella cultura politica del Paese. Vigevani è più ottimista, Cuniberti meno. Per il secondo l'Italicum avrebbe scarso impatto sulla natura pluripartitica italiana, coinvolgendo liste e coalizioni allo stesso modo del mattarellum. Altra discussione ha riguardato il grado di rappresentatività maggiore o minore del ballottaggio.

Senato e regioni- La riforma modifica anche la nuova composizione del senato e le sue funzioni. Vigevani ha difeso il nodo delle cariche cumulabili. «Sindaci e presidenti regionali vanno a fare i senatori senza perdere il contatto diretto con le realtà locali». Cuniberti ha replicato che non è ancora ben chiaro come svolgerà i suoi compiti. Il problema politico è sollevato dallo stesso Vigevani. C'è il rischio che il Senato appartenga ad un unico schieramento, secondo l'orientamento politico dei governi regionali.

Lorenzo Nicolao - Agenzia  Stampa Italia

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