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Politica Nazionale

GASPARRI: Sulla trattativa degli anni '90 tra lo Stato e la mafia non e' stata detta la verità

Di Redazione ASI 8 Aprile 2011 – 11:07 2 min di lettura

(ASI) Sui rapporti tra Stato e mafia all’inizio degli anni ’90 non è stata detta "tutta la verità" dalle persone che ricoprivano i massimi incarichi istituzionali in quel periodo, è ora che qualcuno ammetta "almeno che si è sbagliata la politica di contrasto alla criminalità organizzata".

 

Lo ha affermato il capogruppo del Pdl alla Camera Maurizio Gasparri che, insieme al vice-ministro alle Infrastrutture Roberto Castelli

e ad altri parlamentari del centrodestra, durante una conferenza stampa e’ tornato a chiedere "chiarezza" sulle vicende che portarono all’abolizione del regime del carcere duro per centinaia di detenuti nei primi anni ’90.

"Conso si è preso tutta la responsabilità. Ma le carte dimostrano che non è stata detta tutta la verità". A chi gli ha chiesto se il sospetto è che i vertici dello Stato di allora abbiano fatto, a suo giudizio, ’patti scellerati’ con la mafia, Gasparri ha precisato: "Non credo che Scalfaro (allora capo dello Stato, ndr), Conso (ministro della Giustizia, ndr), Mancino (ministro dell’Interno, ndr) abbiano fatto trattative al bar con i capi mafiosi... Ma immagino che il cappellano delle carceri per motivi umanitari, piuttosto che gli inquirenti nella speranza di catturare il ’pesce grande’, possano aver spinto per un allentamento del 41-bis". Il punto è, ha continuato Gasparri, "che non è stata detta tutta la verità. Perché Scalfaro non ha detto la verità? (cioé che era al corrente del cambio di strategia, ndr). E’ la mancanza di trasparenza che fa nascere i sospetti. E’ possibile che il capo della Polizia non dica quello che accade al ministro dell’Interno?".

Insomma, "non ci accontenteremo dei ’non so’. Io non alimento sospetti, ma almeno l’errore di strategia nel contrasto alla criminalità qualcuno lo dovrà ammettere". Tutto questo dimostra che "per anni si è cercato di far passare i ’buoni’ per ’cattivi’ e i ’cattivi’ per ’buoni’". Invece, ha precisato il capogruppo Pdl, "noi abbiamo reso permanente il 41-bis, che prima era temporaneo".

Nota della Redazione

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