(ASI) Fanno sinceramente pena. Sentire parlare di legalità i bolscevichi, è patetico e struggente. L’altra sera a “Otto e mezzo”, la trasmissione della Guber, c’era Colaninno del Pd. Che doveva arrampicarsi sui vetri per cercare di spiegare

(a se stesso prima che agli altri) le ragioni (legali) sulla candidatura (illegale) di Vincenzo De Luca a candidato presidente della Regione Campania.

Come si sa De Luca, che ha vinto le primarie del Pd, ex sindaco di Salerno, è stato condannato, in primo grado ad un anno per abuso d’ufficio. In base alla legge Severino (non è un dettaglio che si chiami legge anticorruzione) in caso di vittoria alle prossime elezioni regionali, il prefetto dovrà sospenderlo dall’incarico e a quel punto cominciare una guerra giudiziaria con il Tar, la Corte costituzionale, per aggirare, come ha già fatto il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, il divieto imposto dalla legge Severino. Con un po’ di buonsenso, giustamente, l’esponente del Movimento 5 Stelle, presente in studio, ha cercato di fargli capire che sarebbe stato molto più opportuno (per non dire più saggio, ma la saggezza non si trova nel patrimonio genetico dei bolscevichi) cercare una persona senza carichi pendenti. Ci sarà qualcuno del Pd in Campania senza condanne, sia pure in primo grado, o no? E allora perché avventurarsi in un percorso di guerra che non solo è umiliante per l’immagine che si dà ai cittadini, è il messaggio devastante che si fa passare che è assolutamente inaccettabile, pericoloso, gravissimo. Sì, va bene, c’è la legge, ma a noi non interessa, e comunque si può aggirare. Si può fare – mi chiedo smarrito e sconcertato – peggio di così?  E poi dove? In una regione in cui l’ illegalità la fa da padrona assoluta nel territorio e nelle istituzioni.

Fortunato VinciAgenzia Stampa Italia

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