(ASI) Venezia/Treviso - Ritorno con piacere sulla vicenda degli "indipendentisti veneti", visto i recenti accadimenti. Ricordo ai lettori il "plebiscito on - line", con centro nevralgico Treviso. Rammento i presunti milioni di voti raggiunti, e la notorietà della vicenda sui media nazionali ed internazionali. I veneti "eleggevano un consiglio dei saggi", si dichiaravano indipendenti, come volontà di autodeterminazione popolare.

Punto primo: i voti espressi sono stati possibili tramite una piattaforma on - line. Veramente possiamo credere che si siano raggiunti due milioni e mezzo di voti in una settimana? Molto difficile. Si tratta infatti di non più di centomila voti, e il 10% di questi voti proveniva dal Cile. Non solo, alcuni votanti si sarebbero espressi, per le sorti di un "Veneto indipendente", dalla Spagna, dalla Germania e dalla Serbia.  Un elettore su dieci quindi, si sarebbe collegato da Santiago del Cile per chiedere che il Veneto divenisse uno stato a sé. Solo questo può far riflettere sulla validità dell'iniziativa. Ricordiamo che un plebiscito che si rispetti non può essere ideato tramite una piattaforma virtuale, ma deve avere delle urne, delle autorità e degli osservatori internazionali. Se a Santiago del Cile hanno votato per il 10,9%, e a Padova per l'11,4% on - line, è chiaro che non si tratti dei discendenti degli emigranti veneti del 1800, ma di una vera e propria truffa.

Punto secondo: il problema che è emerso, anche durante le  interviste rilasciate dai promotori (tra cui ricordiamo Gianluca Busato, anima e motore di Plebiscito.eu), non è tanto la creazione di una nuova  nazione de facto, bensì l'autonomia fiscale. Il Veneto, confinante con due regioni a statuto speciale (Trentino Alto - Adige e Friuli Venezia - Giulia), non ha le stesse opportunità, e si vede "stritolato" dalle tasse romane. Mancano quindi opportunità d'investimento, di rinnovamento e di miglioramento sociale. I sindaci veneti sono infuriati veramente. Si è già proposto di porre una sorta di laboratorio comune ove le tasse locali "vengano tenute", e non spedite a Roma. Ricordo altresì che il Veneto ha un governatore Leghista, Luca Zaia, il quale ha sempre avuto un atteggiamento particolare, se non di apertura, verso le iniziative "indipendentiste", pur avendo già ricordato che la costituzione non consente separazioni territoriali.

Punto terzo: l'arresto. 24 secessionisti veneti  vengono tratti in arresto grazie ad un blitz scattato il 2 aprile. I carabinieri del Ros, prelevano un gruppo separatista ampio e geograficamente variegato - denominato L'Alleanza - accusato di aver messo in atto "varie iniziative, anche violente", per ottenere l'indipendenza del Veneto, e non solo. L'accusa mossa dalla Procura di Brescia è quella di terrorismo (articolo 270 bis c.p.). Arrestati donne, uomini, presunti aderenti alle forze dell'ordine, e sotto inchiesta è finito pure uno dei un leader dei Forconi e l'ex deputato, Franco Rocchetta, già sottosegretario di Stato agli Affari esteri tra il 1994 e il 1995 ora in custodia cautelare. E non ci si ferma qui: le perquisizioni e gli arresti sono proseguite nelle province di Padova, Rovigo, Treviso, Verona e Vicenza.

E' difficile credere che questo gruppo stesse davvero trattando l'acquisto di armi per una rivolta armata, tuttavia, lasciamo il beneficio del dubbio. Altresì, la memoria non rimanda proprio ai Serenissimi del 1997 sotto il campanile di San Marco, armati di tank.  Anche se un piccolo carroarmato lo troviamo anche questa volta, sempre artigianale. I reati di associazione con finalità di terrorismo ed eversione dell'ordine democratico e fabbricazione e detenzione di armi da guerra, sono i capi di imputazione. Da una vicenda tragicomica si passa ad un qualcosa di ben più serio.

La lezione ci deve ricordare qualcosa di importantissimo: la Patria è unica ed indivisibile. Un Paese civile non può permettersi né gruppi separatisti - indipendentisti, né rivolte armate in nome del nulla. Qualora vi fossero delle disuguaglianze fiscali, vanno affrontante con l'arma della legge. Il Governo ha il compito di legiferare e garantire progresso alle Regioni, così come ai cittadini che le abitano. Il Veneto è una delle più importanti Regioni d'Italia, da ormai più di 150 anni. E se il Governo vorrà, sarà anche uno dei motori della rinascita. Vanno abbandonate le ambiguità politiche, come le dichiarazioni leghiste. Veneto è Italia, Italia è Veneto.

 

Valentino Quintana per Agenzia Stampa Italia

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