(ASI) “La Grande Bellezza” ha trionfato il giorno della premiazione dell’Oscar, vincendo l’ambito premio per il Miglior Film Straniero. Il capolavoro di Sorrentino è un’ode alla decadenza dell’Occidente e dell’Italia in particolare.
Ma la decadenza, mostrata con maestria per tutta la durata del lungometraggio, fa solo da sfondo a quella bellezza che l’Italia possiede e che la rende unica. Una bellezza che oggi è abbandonata a se stessa. Il potere italiano nel mondo si snoda proprio attraverso la sua bellezza, in grado di esercitare una intensa attrazione in tutto il globo. Saper “vendere” l’immagine dell’Italia potrebbe divenire il motore della diplomazia nostrana nei prossimi anni di faticosa ripresa e, inoltre, attirare investimenti esteri, oggi essenziali per la crescita. Nonostante i numerosi istituti di cultura sparsi in tutto il globo, l’Italia potrebbe aumentare l’impegno in questo campo della diplomazia, spesso lasciato in secondo piano, un settore da esplorare e da scoprire ogni giorno, una occasione troppo spesso relegata negli ambienti accademici e poco sfruttata. Una mancanza della politica nostrana è proprio l’assenza di investimenti nella cultura, che derivi dall’arte o dall’invidiabile tradizione culinaria. La diplomazia culturale potrebbe essere la nostra salvezza in un momento di grande disequilibrio internazionale. Mentre per molti Stati la cultura diviene strumento di politica estera e fonte di occupazione, l’Italia sta lasciando morire lentamente le sue meraviglie. Basta citarne due tra le più importanti: Pompei, frequentemente a rischio, con sistematici crolli frutto di una cattiva gestione e mancanza di visione politica a lungo termine; oppure Villa Adriana, simbolo della grandezza dell’imperatore Adriano, che attualmente rischia di perdere lo status di patrimonio mondiale dell’UNESCO. Non dimentichiamoci ovviamente della cucina regionale, che potrebbe rinfocolare il mito della cucina italiana e portare nuova linfa vitale alla famosa cucina mediterranea. Oggi più che mai serve una visione politica che sappia conciliare la politica estera, legata ad un indirizzo governativo, con la libertà espressiva e creativa, artistica e culinaria. Una politica che sappia anche contrastare efficacemente il traffico illecito di opere d’arte, anche e soprattutto a livello internazionale. Oggi all’Italia serve una nuovo strumento che faccia risplendere quella Grande Bellezza che la rende speciale.
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