(ASI) Se Renzi sia l’acrobata, come sostengono i suoi numerosi avversari, o il salvatore della Patria, come si ritiene lui stesso, è un dilemma che si pongono in tanti dopo gli exploit di queste ultime ore Molto probabilmente non è né l’una né l’altra cosa, forse, però, c’è un po’ di tutto in quello che il Presidente del Consiglio sta cercando di fare, E non può che essere così, poiché l’acrobata, e di eccellente livello, deve farlo per forza per (tentare di) superare gli ostacoli che sono tanti, disseminati sulla sua strada, che poi - questa è la maggiore preoccupazione - è anche la nostra. Li ha già trovati, e li troverà, dappertutto: collocati, in primis, con demoralizzante perfidia, dai suoi “amici” che stanno nel Pd, il suo stesso partito, di cui - sembra se lo siano dimenticati in molti - è anche il segretario nazionale. E, poi, fatalmente, dagli avversari che stanno all’opposizione. Ci sono anche i moniti che vengono, quasi tutti i giorni, dal commissario Olli Rehn, il “martello” dell’Ue. E con le diffidenze e le precauzioni che traspaiono, piuttosto evidenti, dall’ultimo comunicato che arriva da Bruxelles: “La Commissione ha preso nota dell’ampio annuncio (sic!) e accoglie con favore le azione proposte per le riforme istituzionali e strutturali, anche se sarà in grado di fare un’analisi approfondita solo quando saranno tradotte in atti legislativi”.

Matteo Renzi proverà a spiegare meglio, nei prossimi giorni, personalmente, la validità e l’efficacia delle sue riforme a chi più conta all’interno dell’Unione  Europea, vale dire al Presidente francese, Francois Hollande e alla Cancelliera tedesca, Angela Merkel. Anche questa è una mossa che appare anomala, ma mi sembra, invece, opportuna, perché è l’unico modo per cercare di trovare la comprensione e una qualche elasticità nei rigidi impegni che c’impongono i trattati Ue. Ammesso che riesca a superare - nelle manovre interne - l’ostacolo imposto dal fiscal compact, stabilito dal nuovo articolo 81 della Costituzione, cioè la possibilità di derogare dal principio del pareggio strutturale del bilancio soltanto con l’autorizzazione della maggioranza assoluta delle Camere.

Sarà il salvatore della Patria? Ovviamente lo speriamo tutti, è anche banale rilevarlo, quel che è certo è che, intanto, ha dato una decisa accelerazione alla politica economica italiana. Con la speranza, e l’auspicio, che l’eccessiva velocità non gli faccia perdere il controllo della situazione. D’altronde i fronti aperti sono tanti, forse troppi contemporaneamente, e tutti con problemi che fanno rizzare i capelli. Perché ogni intervento prevede la ricerca affannosa di risorse che, è inutile dire, sono drammaticamente scarse, e non si sa dove trovarle, senza dover fare deprecabili e dannosi giochi di prestigio, come sarebbe abbassare la pressione fiscale ad alcuni ed aumentandola ad altri, rischiando non solo la ghigliottina della Corte Costituzionale, ma anche le polemiche e l’ impopolarità per la decisione iniqua. Ci sarebbero da tagliare i tanti sprechi, ma è una strada anche questa faticosa da percorrere, perciò qualcuno propone, intanto, di fare, con un’imposta patrimoniale ed altro, come il leggendario Robin Hood: togliere i soldi ai ricchi e donarli ai poveri. Solo che i patrimoni dei veri ricchi è difficile individuarli perché già da tempo hanno provveduto a mimetizzarli, con società di comodo, in Italia e all’estero. Rimangono le classi medie, ritenute impropriamente ricche da qualcuno della sinistra estrema, sol perché, invece di dilapidare tutto, facendo molti sacrifici, hanno acquistato qualche bene (la seconda casa, per esempio) non per fare la speculazione, ma molto più semplicemente per investire su un bene rifugio e salvare dall’inflazione il frutto dei loro sudati risparmi.

Certo, è difficile fare il presidente del consiglio alla Matteo Renzi. Solo che finito lui, non ci rimane che il pellegrinaggio a Lourdes.

Fortunato Vinci – Agenzia Stampa Italia

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