Giorgio Zanardi: anche l'editoria ha il suo suicidio
(ASI) Padova - Un suicidio ogni due giorni. Questa è la media generata dalla crisi in Italia, una sorta di spirale senza fine che stronca le vite di persone disperate. Ora anche l'editoria ha visto un suicidio: è Giorgio Zanardi, creatore di un impero ridotto ora ad una "montagna di debiti".
Eppure, i reparti rimangono deserti. Un'azienda che ha firmato prodotti di qualità per case editrici come Hachette, Larousse, Rizzoli, Flammarion e Taschen è ridotta allo sfascio. Così, Giorgio Zanardi, a 74 anni, decide di farla finita. Lascia dei biglietti in ufficio e si toglie la vita. Cassa integrazione, banche senza prestiti, fornitori da saldare. Ennesimo imprenditore sul lastrico, cambia solo il settore: questa volta, si parla di un editore. Una persona con grande creatività, in grado di realizzare opere bellissime, di qualità sopraffina. I dipendenti piangono un uomo di grande valore. E l'artigianato veneto perderà a breve anche l'Editoriale Zanardi.
Valentino Quintana per Agenzia Stampa Italia
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