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(ASI) Roma -  La piccola Stella, la bambina di nove anni travolta lo scorso 26 dicembre da un 21enne romeno, al volante probabilmente ubriaco, è morta dopo due giorni di ricovero in coma all’ospedale Bambino Gesù.

 

Sulla vicenda è intervenuta l’ “Area per la tutela delle Vittime” di Fratelli d’Italia. Per Barbara Benedettelli, responsabile nazionale dell’Area: «Dobbiamo cominciare a parlare di "reati", non di banali "incidenti" dovuti al caso, dunque "colposi". Occorre lavorare sulle aggravanti come fanno paesi quali la Gran Bretagna per esempio, dove la mortalità è inferiore anche grazie a pene severe e alle quali non si sfugge. Lo scorso 20 marzo Fratelli d’Italia, unico partito in Italia ad avere un area dedicata esclusivamente alla tutela delle Vittime, ha presentato una proposta di legge per l’istituzione del reato di omicidio colposo stradale, che distingue questo reato di enorme peso sociale, dagli altri omicidi colposi».

Cinzia Pellegrino, referente dell’Area tutela Vittime per Roma Capitale, aggiunge: «Basta con l'abbandono delle vittime, anche la Corte Europea e l’ONU chiedono agli Stati maggiore rispetto e tutela dei loro diritti umani. L’obiettivo della stessa Unione Europea è quello di dimezzare le vittime della strada entro il 2020. Ma per fare questo c'è bisogno di politiche efficaci per la sicurezza e la prevenzione, che riguardino inasprimento delle sanzioni per infrazioni pericolose. In Italia quando si tratta di questi casi si considera la questione quasi unicamente dal punto di vista del colpevole, mentre i diritti delle vittime e delle loro famiglie vengono troppo spesso lasciati ai margini, come se il criminale non avesse commesso il suo reato su un essere umano.

E quando l'omicida è straniero spesso viene trattato con una sorta di riguardo dovuto a quello che si considera un disagio. Un buonismo che fa male a tutti. In pochi giorni sono morte due bambine a causa di reati stradali i cui autori erano rumeni. Spesso quando gli autori sono stranieri circolano liberamente senza patente e non sono lindi. Allora anche diverse politiche dell'immigrazione, più attente a chi entra in Italia e con quali scopi, possono forse salvare qualche vita umana. Le nostre istituzioni devono chiarire una volta per tutte che siamo ben disposti ad accogliere gli stranieri che lavorano e rispettando la legge, ma anche che bisogna essere fermi e decisi nei confronti di chi delinque o scappa dal proprio Paese di origine perché ricercato».

 

 

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