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Politica Nazionale

Manes Bernardini: La Lega ha bisogno di riconquistare credibilità

Di Fabrizio Di Ernesto 20 Novembre 2013 – 09:23 3 min di lettura

(ASI)Tutti i grandi partiti si stanno riorganizzando, segno che le elezioni potrebbero non essere così lontane come vorrebbero Letta e i suoi compari di governo. Tra i partiti che punta maggiormente ad un rinnovamento vi è la Lega che chiusa la lunga epoca di Bossi vuole ora dare una nuova svolta con l’elezioni di un nuovo segretario, tra questi spicca il nome di Manes Bernardini, un leghista atipico se si considera che viene da sotto il Po storicamente la linea di demarcazione della Padania dei primi anni ’90.

Lo abbiamo incontrato per farci spiegare la sua idea di Lega e le sue proposte.

La prima domanda è d’obbligo: chi è Manes Bernardini?

“Un leghista della prima ora. Un leghista di Bologna. Sono avvocato. Attualmente sono responsabile del dipartimento “Sicurezza, giustizia e immigrazione” della Lega Nord federale e consigliere regionale. Nel 2011 sono stato candidato sindaco a Bologna per tutto il centrodestra. Abbiamo sfiorato l’impresa: il ballottaggio”.


Le si è candidato alla segreteria della Lega e punta ad un forte rinnovamento. Quali sono le sue proposte per il nuovo Carroccio?

“La Lega ha bisogno di una forte azione di rinnovamento e di riconquistare credibilità. Il mio progetto? Punto ad aggregare sotto le insegne Lega Nord tutti i movimenti autonomisti del Paese, dalla Sardegna al Sudtirolo.   La Lega Nord che ho in mente è un grande contenitore delle singole esperienze indipendentiste, una grande squadra che raccoglie il meglio degli autonomisti.  Insieme possiamo mettere a frutto esperienze importanti e garantire massa critica e rappresentanza a chi aspira all’autodeterminazione, ma soprattutto coordinare i territori in lotta contro uno Stato Centrale incapace di riformarsi, iper burocratizzato e nemico del popolo, delle imprese, delle famiglie e che va smantellato”.

La Lega è, nell’italiano medio, storicamente identificata sull’asse lombardo-veneto ci può spiegare come è diventato leghista venendo da una regione rossa come l’Emilia?

“La Lega Nord non è solo in Lombardia e Veneto, dove è grande e domina. Al di sotto del Po c’è grande fermento, la mia presenza e il mio entusiasmo lo testimoniano. Con la mia candidatura voglio dare voce alle migliaia di militanti che fino ad oggi hanno vissuto quasi ai margini rispetto all’asse lombardo-veneto. Ci siamo, siamo forti e abbiamo voglia di fare.

Leghista a Bologna? Il segreto è non mollare, avere il coraggio di essere controcorrente e non temere il ‘sistema’. Alle Elezioni Regionali, dove per la prima volta abbiamo portato Bologna nel Palazzo di Viale Aldo Moro, ho preso 5.542 preferenze e alle Comunali abbiamo mancato il ballottaggio per meno di 1.500 voti. E’ il segno che c’è voglia di Lega e di cambiamento. Non a caso tanti continuano a bussare alla nostra porta. A Bologna il Pd è un comodo salotto, la Lega è in trincea a lottare per i diritti dei cittadini.

Era meglio la Lega di Bossi o quella attuale di Maroni e quali sono le differenze più marcate tra queste due segreterie?

“La Lega Nord ha grandi padri, ma la sua forza sono le idee. Federalismo, indipendenza, diritto di decidere a casa propria, risorse ai territori: questa è la grande eredità di Bossi, raccolta da Maroni e destinata a rimanere sempre attuale, fino a che esisterà la questione settentrionale.

Se trent’anni fa i ‘Quaderni padani’ elencavano 50 ragioni per l’indipendenza, oggi ne trovo almeno il doppio. Questa è la nostra forza: la continuità nel cambiamento”.

Lei, Tosi e Salvini rappresentate una nuova generazione per la Lega. Quali sono le sfide che attendono la nuova Lega?

“Come detto: rinnovamento e comunicazione. Dobbiamo rinnovare la classe dirigente e comunicare meglio il valore delle nostre battaglie. Ma serve anche un drastico stop alla politica dei compromessi. Mai più alleanze con i partiti centralisti di Roma. I nostri interlocutori devono essere i territori, i movimenti, anche europei, che - come noi - aspirano all’indipendenza e alla libertà”.

Fabrizio Di Ernesto - Agenzia Stampa Italia

 

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