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Politica Nazionale

Privatizzazioni. Federconsumatori: no a cessioni quote di importanti. Società pubbliche. Sì alla vendita del 10-15% riserve auree per finanziare la ripresa.

Di Redazione ASI 22 Luglio 2013 – 10:26 1 min di lettura

(ASI) Si parlato molto, in questi giorni, dell’ipotesi di vendita di quote delle società pubbliche Eni, Enel e Finmeccanica. Una manovra discutibile, a maggior ragione dal momento che si tratta di aziende che operano in settori strategici per l’economia. Si parli piuttosto di processi di liberalizzazione dei vari settori, vocabolo che sembra ormai sparito dal lessico del Governo, condizionando e vincolando in termini di qualità e di costi l’intero mercato.

Inoltre, non si capisce perché, invece di valutare la cessione di tali asset, importanti leve di sviluppo e di crescita per il Paese, il Governo non si decida a vendere una parte delle riserve auree.

Da anni (in realtà da quando le quotazioni dell’oro erano ancora più vantaggiose) avanziamo la proposta di venderne il 10-15%: operazione che frutterebbe allo Stato circa 10,5 miliardi di Euro.

“In un momento delicato e critico come quello che il Paese sta attraversando è fondamentale intervenire per far ripartire l’economia, investendo sulla crescita e creando occupazione. È ovvio che tali iniziative non possono prescindere da un adeguato stanziamento di fondi, ma è altrettanto ovvio che tali fondi non possono provenire dalle tasche già prosciugate dei cittadini, né dalla svendita di aziende che giocano un ruolo di primo piano nel sistema economico.” – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti.

Per questo è necessaria la vendita di una minima parte delle riserve auree, i cui proventi dovranno essere destinati esclusivamente al rilancio degli investimenti per lo sviluppo tecnologico e la ricerca (ad es. banda larga, agroalimentare, ecc.), indispensabili non solo per avviare la ripresa occupazionale, ma anche per un concreto aumento della produttività di sistema.

 

Nota della Redazione

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