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Politica Nazionale

I giovani del medio oriente a Rio grazie ad Acs

Di Redazione ASI 19 Luglio 2013 – 08:27 3 min di lettura
(ASI) «In tanti credono che non vi siano più cristiani in Egitto. Ma noi voleremo a Rio per mostrare ai nostri fratelli e sorelle nella fede che la nostra Chiesa è giovane e viva, nonostante abbia più di duemila anni». Michael Dawud parteciperà alla prossima GMG insieme ad altri cento ragazzi egiziani dai 18 ai 32 anni. Per quarantanove di loro non sarebbe stato possibile realizzare questo sogno, senza il contributo straordinario offerto da Aiuto alla Chiesa che Soffre. Come in occasione delle passate giornate mondiali della gioventù, anche quest’anno la fondazione pontificia ha sostenuto le spese di viaggio di molti giovani appartenenti alle Chiese povere e perseguitate di tutto il mondo – tra cui anche 100 iracheni e numerosi libanesi, giordani, israeliani e palestinesi -, con una donazione di quasi 220mila euro.

Michael, 30 anni, è un esperto informatico di Fayyum, città a circa 100 chilometri a sud del Cairo, ed è stato incaricato della preparazione spirituale alla GMG dei ragazzi copto-cattolici. «Il tema affidatoci dal Santo Padre, "Andate e fate discepoli tutti i popoli!", è stato al centro di ogni nostra attività – racconta – e nei giorni scorsi abbiamo ricevuto perfino la visita del nostro patriarca, Ibrahim Isaac Sidrak, che ha benedetto la nostra partenza». Nonostante la gioia e l’entusiasmo, Michael non nasconde la sua preoccupazione per il difficile momento vissuto dall’Egitto. «Come cittadino e come cristiano voglio contribuire alla ricostruzione del mio paese e sono certo che la mia fede, rafforzata dall’esperienza della GMG, mi sarà di grande aiuto». L’appuntamento più atteso è ovviamente quello con Papa Francesco, al quale i giovani egiziani si sentono particolarmente vicini, «perché proviene come noi da un paese in via di sviluppo». Non manca però un affettuoso pensiero a Benedetto XVI «che amiamo profondamente e che tanto ha fatto tanto per noi cristiani mediorientali».

La delegazione egiziana sarà accompagnata da Suor Josefina da Rocha, missionaria comboniana brasiliana che vive al Cairo ormai da diversi anni. «Il viaggio ricaricherà le batterie spirituali dei giovani fedeli del Medio Oriente – dichiara ad ACS – che conosceranno altri coetanei provenienti dal mondo arabo e potranno condividere con loro l’esperienza di essere una piccola minoranza circondata da un ambiente fortemente islamico». Per la religiosa le catechesi e le altre iniziative in lingua araba saranno ottime occasioni d’incontro per i ragazzi arabofoni, «che avranno grande conforto dalla consapevolezza di non essere soli in Medio Oriente e dal sapere che altri vivono le loro stesse difficoltà». Uno dei punti di ritrovo sarà la Chiesa maronita di Rio de Janeiro. «La Chiesa copta e quella maronita hanno molto in comune e sarà un po’ come sentirsi a casa pur dall’altra parte del mondo».

Altrettanto significativa e doppiamente proficua sarà la conoscenza  dei giovani provenienti dal resto del mondo. «I nostri ragazzi comprenderanno cosa vuol dire appartenere alla Chiesa universale – continua Suor Josefina – e al tempo stesso testimonieranno ai coetanei la loro esperienza di fede vissuta nella culla del Cristianesimo».

“Aiuto alla Chiesa che Soffre” (ACS), Fondazione di diritto pontificio fondata nel 1947 da padre Werenfried van Straaten, si contraddistingue come l’unica organizzazione che realizza progetti per sostenere la pastorale della Chiesa laddove essa è perseguitata o priva di mezzi per adempiere la sua missione. Nel 2012 ha raccolto oltre 90 milioni di euro nei 17 Paesi dove è presente con sedi nazionali e ha realizzato ben 5.604 progetti in 140  nazioni. 

Nota della Redazione

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