In Umbria il requiem per il Pd, un partito mai nato
(ASI) La ribellione, finalmente, c’è stata. Decisa, convinta, durissima. L’ala cattolica, vale a dire i più autorevoli esponenti dell’ex Margherita, la parte centrista e cattolica, che nel 2007, è confluita, formando con i Ds il Partito Democratico, non c’è l’ha fatta più a sopportare ancora la presunzione, l’arroganza, la prepotenza degli ex (?) comunisti in Umbria, ed hanno stilato un lungo documento per denunciare pubblicamente, a quei pochi che ancora non lo avessero capito, che serve “una nuova classe dirigente che rispetti il pluralismo culturale che è stato la ragione fondamentale del Pd.
Dopo gli errori a catena di Pierluigi Bersani, e le macerie lasciate a Roma è veramente giunto il momento che le dimissioni le dia anche Catuscia Marini, la presidente della Regione Umbria, con un bilancio, di questi tre anni, più che fallimentare, non a caso una pupilla di Bersani, della sua segreteria, voluta ed imposta proprio la lui alla guida di una Regione che ora è rossa anche di rabbia e di indignazione, come dimostrano, in maniera inconfutabile, i voti persi. In una ipotetica gara a chi ha fatto peggio, tra Bersani e Marini, è difficile trovare il vincitore, si sanno solo i perdenti: gli italiani e gli umbri.
Giuseppe Mazza - Agenzia Stampa Italia
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