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(ASI) Da quindici anni tutti i sondaggi periodicamente svolti su chi gli italiani gradirebbero come Presidente delle Repubblica, hanno un nome fisso come il più gettonato: Emma Bonino. Anche i sondaggi attuali danno l’esponente radicale come il personaggio (non solo il politico) cui con maggior fiducia si rivolgono gli italiani, sballottati tra la crisi economica, la pochezza della politica, la debolezza istituzionale e la scarsa credibilità internazionale del nostro Paese.

La cosa dovrebbe far riflettere, visto che i dati sulla presenza dei politici sui media rivelano che la Bonino è praticamente assente da tutte le trasmissioni più viste, ivi inclusi i telegiornali delle testate nazionali.

Dunque, pur non apparendo, la Bonino resta il politico più credibile per gli italiani. I sondaggi degli istituti più differenti sono concordi nell’indicare nella storica leader della rosa nel pugno il massimo del gradimento. Sia che si tratti di rilevamenti promossi da quotidiani presso i propri lettori e, quindi, senza avere come base un campione scientifico, ma comunque significativo (Libero, Corriere della sera, La Stampa, Il fatto Quotidiano, L’Espresso, Blitz quotidiano, Radio 24, tanto per citarne alcuni) sia che i sondaggi vengano condotti da istituti specializzati con metodo di rilevazione scientifico ( Demopolis, Swg ) la musica non cambia: è Emma la più amata dagli italiani. E, si badi, questo favore è trasversale, da destra a sinistra, passando anche per larghi settori cattolici, con buona pace di alcuni esponenti delle fila più conservatrici del centrodestra, come ad esempio Gasparri, Giovanardi e la Mussolini, che nei giorni scorsi si sono precipitati (novelli zuavi pontifici a latere delle gerarchie cattoliche, fuori tempo dopo l’insediamento di Papa Francesco) a pronunciare il loro niet contro la Bonino. Niet cui si sono aggiunti con articoli velenosi anche i giornalisti Giovanna Maglie (Libero) e Marco Travaglio (Il fatto Quotiduianio): subito peraltro smentiti, come detto, dagli stessi lettori dei loro quotidiani.

Il sondaggio SWG condotto per Agorà, trasmissione di RAI tre, dice che la Bonino è gradita sia tra gli elettori di centrosinistra (circa la metà delle preferenze) sia tra i grillini (un terzo delle preferenze) sia tra i simpatizzanti del centrodestra (un quarto). Distanziati da Bonino (15% delle preferenze espresse) Gianni Letta (8%), e Prodi e Cancellieri(7%) Monti (5%). E, spiega a Radio radicale Maurizio Pessato, vicepresidente della SWG, “anche tra i cattolici la Bonino non è seconda a nessuno”.

Quanto all’asfittico panorama politico italico, sembra una delle poche figure in grado di rappresentare l’unità nazionale: nel senso che unisce gli italiani, aldilà delle resistenze dei loro rappresentanti politici ed istituzionali. Unisce gli italiani su valori importanti in epoche di crisi globale come la nostra: passione civile, certezza del diritto, rispetto della costituzione e delle regole, trasparenza assoluta delle istituzioni e dei loro rappresentanti, lotta ai parassitismi e corporativismi che ingessano l’Italia ed i suoi talenti nell’economia, nella ricerca, cultura  e università. Elementi decisivi per il favore riscosso da Bonino sono anche la credibilità e l’esperienza internazionale, la sua non compromissione con le degenerazioni del sistema dei partiti italiano e, al tempo stesso, la sua provata esperienza politica, il senso pratico e la capacità di mediare senza scendere a bassi compromessi. La trasparenza e la capacità di comunicare con chiarezza e brillantezza sono altri elementi per i quali Bonino è la più gettonata tra i nomi che i vari sondaggi rilevano.

Anche liberismo che ha sempre  ispirato Bonino nei suoi programmi, visto come un “ostacolo” al suo sostegno per i settori “sociali” di destra e di sinistra estreme, in realtà non è catalogabile come una “bandiera ideologica” che sventola in faccia a quella, altrettanto ideologica, dell’antiliberismo. Da anni Bonino ed il suo partito parlano non di smantellare il welfare, ma di rivisitarlo perché serva a tutti i soggetti e le categorie in difficoltà, e non solo ai pochi che ne hanno sempre beneficiato. Da sempre, la difesa -attiva e non a parole- dei diritti di cittadinanza che riguardano tutti, è tema prioritario di Bonino, che ha sempre parlato di legalizzare, cioè di regolamentare, fenomeni sociali gravi e lasciati a se stessi, dalle droghe al divorzio, all’aborto.

Si può essere d’accordo o no nel merito, ma certo uno stato che disciplina e regolamenta nel rispetto dei diritti e delle libere scelte di tutti e ciascuno, assolve un suo compito, al contrario di uno che, per cerchiobottismo e incapacità di fare scelte, non governa i fenomeni e li abbandona in mano alla delinquenza organizzata e alle mammane. E’ questo, probabilmente, uno dei motivi per cui anche chi non la pensa come lei sul contenuto di alcune scelte, comunque si sentirebbe garantito da Emma Bonino Presidente, comprendendone la capacità di tutelare tutti attraverso l’affermazione delle regole e del loro rispetto.

La credibilità internazionale di Bonino è provata fin dai tempi del suo incarico come Commissaria europea per gli aiuti umanitari ed i diritti dei consumatori. A Bruxelles Bonino è ritenuta una dei non molti politici italiani affidabili e di statura internazionale. Bonino vanta inoltre grandi legami con il mondo arabo e mediorientale. Per anni è risieduta a Il Cairo, tessendo rapporti con il mondo politico arabo e riuscendo a far sfondare,  in società chiuse, battaglie di civiltà come quelle contro l’infibulazione dei genitali femminili e quella per la moratoria della pena di morte. Già nel 2005, Al Jazeera, la potente emittente satellitare del Qatar, dedicò a Emma Bonino, che abitava nella capitale egiziana da pochi anni, un documentario sulla sua vita e attività nella regione araba, in una serie  per il resto riservata a personaggi per lo più maschili e residenti nei Paesi arabi  da oltre vent’anni.

In Italia, le prese di posizione a favore di Emma si susseguono ormai numerosissime dai settori più svariati della politica (Carfagna PDL,  Concia e Giachetti PD, Tinagli Lista Monti, Pini Lega Nord, Nencini del PSI, tanto per citarne solo alcuni) della cultura e dello spettacolo (Renzo Arbore, che fa parte del “Comitato spontaneo”per Emma Presidente, che per lunedì prossimo promuove una manifestazione a Roma.

Anche la UIL nazionale si è ufficialmente espressa per Bonino al Quirinale, in quanto “personalità dotata di grande equilibrio, affermatasi a livello internazionale, con una vocazione europeista e una storica sensibilità ai diritti civili e alle tutele delle persone”.

Il problema, secondo osservatori abituati al cinismo della politica italiana, è che si possa ripetere il 1999, quando la campagna “Emma for President” aveva rivelato che la maggioranza assoluta degli italiani era già allora favorevole a far salire l’esponente radicale sul più Alto Colle di Roma. Oggi come allora, dicono i pessimisti, a votare non sono gli italiani, ma un migliaio tra parlamentari e rappresentanti delle regioni, presumibilmente irretiti dai veti contrapposti e dalle faide inter e intrapartitiche. Chi teme questo scenario, non ha visto con favore l’incontro di ieri tra Bersani e Berlusconi per valutare soluzioni per il Quirinale come sblocco della situazione politica italiana.

Già nel 1999, infatti, votarono per Bonino solo  15 elettori su 1040, contro un 66% di italiani che la volevano presidente, secondo i sondaggi dell’epoca. E lo stesso avvenne con le elezioni regionali del Lazio nel 2010, in cui Roma ed il voto d’opinione la premiò, ma il profondo Lazio controllato dai caporali del centrodestra, le preferì la Polverini. La quale, è storia recente, fu spazzata poi via, dopo soli due anni, dai risultati a dir poco disastrosi del suo “governo” della regione, non meno che dagli scandali clamorosi a base di corruzione e uso a dir poco disinvolto dei fondi del finanziamento pubblico. Scandali smascherati, guarda caso, proprio dai consiglieri regionali eletti nella lista Bonino.

Chi appoggia Bonino, in primis Marco Pannella, teme che il riflesso di autodifesa delle “caste” potrebbe avere la meglio sulla coscienza e sul rispetto della propria dignità da parte dei parlamentari e delegati regionali chiamati ad eleggere il Capo dello Stato. A meno che questi non decidano di fare una scelta che gli italiani capirebbero e sosterrebbero convintamente,  dimostrando così di aver capito che l’aria è cambiata e non si possono più presentare minestre vecchie, riscaldate, targate e invise alla gente.

Chi si appella alla libertà di coscienza dei grandi elettori del Presidente della Repubblica,  confida che il momento solenne possa suscitare in loro il meglio e il più alto senso dello stato, che è l’esatto opposto della ragion di stato, cioè quel complesso di calcoli quasi mai confessabili che servono a salvare la pelle (cioè i privilegi) di classi dirigenti mediocri e autoreferenziali.

A volte le sorprese accadono, specie quando sono maturi i tempi per novità vere e profonde, non solo di facciata. Chissà che al Quirinale non succeda qualcosa di simile di quello che è accaduto da qualche settimana appena di là del Tevere, dove le dimissioni di Ratzinger e l’elezione di Francesco sono stati segnali inequivocabili di come la Chiesa, da dentro, grazie alle forze più dinamiche e coraggiose al proprio interno, ha saputo dire con chiarezza che intende cacciare i mercanti dal tempio, e lo farà.

La politica italiana ha un’occasione simile di dimostrare che in un sussulto al tempo stesso di dignità e di rispetto per le istituzioni e per il popolo sovrano, vuole e può rinnovarsi, a partire da scelte coraggiose, ma non avventate; radicalmente innovatrici e al tempo stesso ragionevoli e serie. Sarebbe un altro bel segnale che verrebbe dalla città eterna all’Italia e al Mondo.

Daniele Orlandi – Agenzia Stampa Italia

 

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