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(ASI) Nel corso di “Una storia fiumana” (evento organizzato a Perugia da Rinascita Universitaria e Fratelli d'Italia) Alfio Krancic ha ricostruito il clima d'odio nel quale si sviluppò la violenza titina, clima fomentato dalla paura e anche da un'opera di mistificazione portata avanti dal Partito comunista italiano.

Tra aneddoti e memoria della terra abbandonata in tenera età, il vignettista ha ricordato come quel senso di “solidarietà oggi apertamente palesato agli immigrati mancò a noi italiani delle province della sponda orientale dell'Adriatico. Eravamo visti con diffidenza dai locali. Mia madre, andando a comprare del burro, si vide negare la merce: - Non vendiamo ai fascisti -”.

Vittime condannate alla damnatio memoriae dal più grande partito comunista dell'Europa occidentale per coprire i crimini commessi dai compagni jugoslavi, gli esuli assunsero agli occhi dei compatrioti un'immagine negativa e falsata, creata ad arte dai vertici di Botteghe oscure.

A questo proposito importante è stato l'intervento del professore Jacopo Caucci von Saucken, docente dell'Università di Firenze e relatore del convegno.

Caucci ha riproposto al pubblico un articolo de L'Unità del Novembre '46 che ha dell'incredibile:

Questi relitti repubblichini, che ingorgano la vita delle città e le offendono con la loro presenza e con l'ostentata opulenza, che non vogliono tornare ai paesi d'origine perchè temono d'incontrarsi con le loro vittime, siano affidati alla Polizia che ha il compito di difenderci dai criminali.

Il docente ha voluto evidenziare l'enorme responsabilità storica e la complicità del PCI nell'oscurare una tragedia che ha potuto essere conosciuta solo dopo molti decenni così come accadde anche per la strage di Porzus, località a nord di Udine dove partigiani monarchici divennero vittime sacrificali dei comunisti italiani, al fine di compiacere le mire e gli interessi del IX Corpus sloveno del maresciallo Tito.

Marco Petrelli - Agenzia Stampa Italia

 

 

 

 

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