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(ASI) Negli ultimi 10 anni gli iscritti all’università sono diminuiti del 17%, mentre le tasse universitarie aumentano costantemente: addirittura +7% solo nell’ultimo (dati O.N.F. - Osservatorio Nazionale Federconsumatori). I dati forniti dal Cun (consiglio Universitario nazionale) denunciano inequivocabilmente come sia stato leso, di fatto, il diritto allo studio, soprattutto delle famiglie meno abbienti e si sia bloccata la mobilità sociale.

Anche la contrazione dei docenti (-22%) conferma che il nostro Paese non investe più in sapere, innovazione e ricerca. Accanto alla fuga dei cervelli ormai si è consolidata l’idea che la laurea non garantisca più migliori possibilità lavorative. Del resto, il lavoro professionale è mal pagato: il reddito dei professionisti iscritti alla gestione separata INPS è di 16.555 euro lordi annui, in calo del 30% negli ultimi 5 anni (elaborazioni su dati INPS 2011 - prof. Di Nicola La Sapienza).

Tutto questo ci rende  inadempienti rispetto alle direttive europee, che chiedono agli Stati membri di investire sul futuro delle giovani generazioni garantendo l’accesso ai saperi e alle professioni e, soprattutto, mette il nostro Paese in grave difficoltà nella competizione internazionale.

Di fronte a questa situazione, dichiarano Federconsumatori e UdU, è necessario un piano straordinario che inverta una tendenza che sta diventando strutturale.

L'Italia è uno dei paesi in Europa con il minor tasso di laureati per abitante, questi dati ci dicono che la situazione peggiorerà drasticamente nei prossimi anni. Se il sistema Italia vuole uscire dalla peggior crisi economica della sua storia repubblicana, deve assolutamente ripartire dall'università e dai suoi giovani, ma senza investimenti e con soli tagli questo è impossibile.

 

Redazione Agenzia Stampa Italia

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