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(ASI)Le recenti rilevazioni Istat relative alla spesa sanitaria confermano che nel nostro Paese non si investono sufficienti risorse nel Sistema Sanitario Nazionale e smentiscono chi sostiene che in Italia si spenda troppo per la sanità. Nel 2011 la nostra spesa sanitaria è stata di circa 112 mld di euro, pari al 7,1 per cento del Pil e 1.842 euro annui per abitante.
Tali cifre, sensibilmente inferiori rispetto a quelle degli altri grandi Paesi europei, sono in evidente contrasto con le decisioni del Governo, che in questi mesi ha adottato una linea di tagli radicali.
In questo quadro si inserisce inoltre la crescente sfiducia dell’opinione pubblica, provocata dalle numerose notizie di illeciti commessi in ambito sanitario. Le cronache di queste settimane ci parlano di furti di medicinali salvavita, di vendita online di medicinali illegali e di truffe per i parti cesarei: quella in cui ci troviamo è una vera e propria emergenza, costituita da quotidiani episodi di corruzione e saccheggio. Recenti inchieste e indagini hanno fatto emergere ripetuti casi di malasanità e mala gestione che confermano la necessità di un impegno concreto per individuare le responsabilità e mettere in atto correzioni e controlli necessari.

Ribadiamo che impoverire e umiliare la sanità pubblica è un errore imperdonabile. E’ urgente restituire un ruolo centrale al diritto alla salute ai cittadini, che oggi sono costretti a pagare sempre di più per ricevere servizi e prestazioni peggiori. Occorre dunque ascoltare tutti i soggetti coinvolti e garantire l’applicazione dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza.

Investire nel SSN è necessario non solo per tutelare la popolazione ma anche per aiutare la ripresa economica e ristabilire condizioni di trasparenza e legalità.

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