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(ASI) Il dibattito-scontro in seno al Partito Democratico riguardo alcuni punti dello statuto che regolano le primarie, è stato oggetto di opinioni diffuse. Anche da parte di alcuni rappresentanti del versante politico opposto i quali, ad ogni minimo sbilanciamento dell’avversario, non perdono occasione per assestargli un colpo, nel generale atteggiamento di opposizione a-priori. Questo è comprensibile da parte di un rivale insicuro. Lo è meno da parte di quegli “elettori” di sinistra che hanno continuato, in questi anni, a guardare criticamente in casa propria, invocando vaghi concetti di unità e compattezza; forse affascinati –senza ammetterlo- da una disciplina verticistica e autoritaria. La democrazia compiuta è il risultato del dissenso e della sua composizione, il grado di litigiosità tra posizioni alternative non deve preoccupare se gli argomenti sono fondati su reali convincimenti e sulla coerenza di massima, se esistono meccanismi di confronto che garantiscono sempre una sintesi. Il problema –e su questo punto si comprendono gli umori neri di tanti- sussiste invece quando le opinioni discordanti sono il pretesto per riaffermare una posizione fine a se stessa: dissento per esistere, per non scomparire.

Inoltre, l’amplificazione mediatica ingigantisce anche lo screzio più insignificante, nella bulimica ricerca di sensazionalismo.

Alla fine, è stato raggiunto un compromesso. Lo statuto è stato modificato a favore della candidatura di Matteo Renzi. Il superamento delle divergenze, sebbene faticoso, ha prodotto un risultato non scontato, non preconfezionato.

Lo stesso Bersani si è speso in prima persona per garantire la massima partecipazione, dimostrando grande senso di responsabilità, pur correndo il rischio di veder naufragare un progetto politico condiviso da tanta gente. <> ha dichiarato dal palco dell’Assemblea Nazionale di Roma. E non si fa difficoltà a credergli: non è sempre una questione di poltrone e magna-magna.

Qualsiasi posizione prevarrà, sarà quella del partito nella sua complessità, che saprà modellarsi sui nuovi orientamenti. Qualcuno uscirà in disaccordo. Così vanno le cose. E’ la condizione ideale cui dovrebbero aspirare gli elettori di qualsiasi partito, a sinistra come a destra, invece di immaginare una surreale dimensione dialettica dove la forma conta più della sostanza.

Fabrizio Torella – Agenzia Stampa Italia

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