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(ASI) Il caso Fiorito e il caos regione Lazio hanno investito le cronache nazionali da giorni e, come ovvio è arrivata ai salotti buoni dell’informazione. Franco Fiorito è stato ospite di Bruno Vespa alla trasmissione della Rai Porta a Porta. Fiorito ha subito, come suo stile, fatto una battuta ironica: “Sono più ricco di Monti e Napolitano insieme”

 

Subito dopo incalzato dalle domande di Vespa per spiegare la vicenda che lo ha coinvolto, Fiorito dice: “Ho ereditato dopo la morte di mio padre, appartamenti in Italia, terreni e ville a Tenerife. Ed è falso non solo che io abbia preso soldi ma che abbia portato soldi del partito all’estero. Quello che hanno scritto i giornali sono cose che non stanno né in cielo né in terra. Mi sento di aver avuto più soldi di tante persone e capisco che per la mia immagine sia negativo, ma anche per la situazione in cui versa il paese. Tutti pensano che io abbia preso soldi e che li abbia tenuti in qualche cassaforte. Invece, come ho dimostrato anche alla magistratura, le mie spese sono state tutte rendicontate”. Inoltre Fiorito spiega l’inizio di questa vergognosa storia, che ha inizio dalla sfiducia di capogruppo alla regione. “Sono stato sfiduciato perché volevo controllare i conti, ho denunciato la gestione malata dei soldi e mi hanno fatto fuori. Era il 18 luglio quando ho inviato una lettera a tutti i consiglieri scrivendo ‘sollecitato da alcuni colleghi, ho effettuato alcuni controlli, la situazione è insostenibile’ e dopo sei giorni sono stato sfiduciato”. Fiorito da Vespa si è sfogato dopo giorni passati in silenzio: “Ho trascorso una settimana in sofferenza, ho subito un linciaggio mediatico, vi spiego come stanno le cose. Ho portato due faldoni di documenti alla Finanza che dimostrano che tutte le spese sono regolari. Ma come s può pensare che un ladro si ruba i soldi e li versa in conti correnti intestati a lui e nei bonifici mette il proprio nome? E’ vergognoso che noi utilizziamo somme del genere, ma dire che ho rubato è una falsità assoluta. Ogni anno avevo a disposizione 300 mila euro in quanto capogruppo e presidente di commissione”. Alla fine della trasmissione ha attaccato Francesco Battistoni definendolo: “persona bieca e in malafede”. Si è fatto cenno anche alle spese effettuate nei supermercati di Anagni: “Non entro in un supermercato da oltre venti anni e non faccio mai la spesa. Vuol dire che verrò crocifisso per un panino alla porchetta”. A Sky Tg24 sempre Fiorito ha detto: “ Non mi piace essere paragonato a Lusi e non ho paura di andare in carcere perché non c’è motivo di finirci. Non ho detto che Renata Polverini non poteva non sapere. Non esiste alcun sistema”. Nella trasmissione di Bruno Vespa, in merito alla Polverini, ha rigettato tutto. Nella mattinata ha detto che la governatrice era al corrente di quello che accadeva e la sera in televisione ha dato un’altra versione. Questa mattina in regione c’è il tanto atteso Consiglio previsto per le ore 11.30 con all’ordine del giorno i tagli ai costi della politica decisi lunedì scorso su richiesta della Polverini. La stessa ieri, a proposito di sue eventuali dimissioni, ha detto: “Qualcuno parla al posto mio, domani c’è un Consiglio, che è la sede istituzionale, e poi vediamo. Non ho chiesto la testa di nessuno, non è mia abitudine. Il PdL è un partito che sostiene la maggioranza, ci ha messo nei guai attraverso delle persone che si sono rivelate poco perbene, a voler essere generosi, e chiedo a questi ragazzi, che hanno avuto un’opportunità straordinaria potendo rappresentare gli elettori all’interno di un Consiglio regionale, che è ora di tacere”.

In merito al lungo interrogatorio di Fiorito, i finanzieri hanno fatto di nuovo visita alla regione Lazio per acquisire nuovi documenti e cercare documentazione cartacea ed informatica. Agli inquirenti avrebbe consegnato sei milioni di euro in ricevute. Inoltre Fiorito ha fatto i nomi di almeno una decina di persone. I pm hanno detto: “Al Consiglio regionale i soldi erano dati senza controllo. Una gestione caotica ed illegale. A questi fondi si poteva accedere con estrema facilità, anche solo con una telefonata. Un sistema senza un serio controllo che spesso avveniva in violazione della legge”. Ieri è stata la giornata delle dimissioni poi del capogruppo in regione, Francesco Battistoni, il quale ha consegnato nelle mani del segretario Angelino Alfano le sue dimissioni. “Ho rassegnato le mie dimissioni irrevocabili al segretario Alfano. Ho fatto quello che i colleghi hanno ritenuto giusto fare”.

Anche la Polverini da tutta questa vicenda che la vede, come dice lei, vittima c’entra eccome. Da carte emerse è venuto fuori che nello staff della presidente c’è un suo fotografo ufficiale che la segue in ogni occasione per immortalarla a futura memoria. Spesa annua: oltre 70 mila euro. Inoltre nello staff ci sono nomi vicini alla Polverini, uomini con lei quando era segretaria dell’Ugl, nomi messi nel listino personale e poi promossi con incarichi e compensi da nababbi. Questa storia avrà molte ripercussioni. Il solo Fiorito non può aver commesso quello che sta emergendo in questi giorni. Nessuno si salva, nessuno. Una pagina indegna di un Paese civile. Che si indaghi a 360 gradi e mettere alla sbarra i colpevoli facendogli pagare fino all’ultimo centesimo, anche patrimonialmente. E una volta alla sbarra, non si cerchino i soliti trucchetti della giustizia a cui siamo soliti vedere, come pene irrisorie o peggio arresti domiciliari, o come per Lusi un convento di monaci. Assurdo.

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