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(ASI) Nuova Delhi sempre più in rampa di lancio tra le grandi potenze mondiali. Diventato paese di primo piano a livello economico, pur tra mille ombre, ora l’India sta crescendo anche dal punto di vista militare, quello che più conta per diventare una grande potenza mondiale. Nell’ultimo periodo il gigante emergente ha sperimentato con successo il missile balistico intercontinentale Agni V, dotato di una gittata di cinquemila chilometri e potenzialmente in grado di colpire la Cina; esperimento che fa seguito a quello dell’Agni III del febbraio 2010 e dell’Agni IV dello scorso novembre che dimostra la grande crescita dal punto di vista militare dell’India.

L’interesse indiano per questi vettori è dato dal fatto che una volta messo a punto il paese raggiungerebbe Usa, Francia, Inghilterra, Russia, Cina ed Israele nel ristrettissimo club delle nazioni dotate di missili balistici intercontinentali.

Parlando di riarmo indiano appare opportuno riferire come a farla da padrone in questo comparto industriale siano aziende più o meno controllate dal governo centrale, evidenziando la volontà di crescita militare del paese, con quelle statali che si occupano principalmente di bassa tecnologia mentre quelle partecipate dal governo siano quelle più impegnate nello sviluppo di nuove tecnologie.

Per crescere dal punto di vista militare l’India ha stanziato nel biennio 2012-12 oltre 40 miliardi di dollari, con un aumento del 17% rispetto al biennio precedente, con un esborso secondo solo a quello del 2009-10 quando l’aumento fu di un terzo. Tra il 2006 ed il 2011 inoltre Nuova Delhi è stato il primo importatore mondiale di sistemi d’arma con circa il 9% dei volumi internazionali di scambio, diventando uno dei principali mercati mondiali, avvantaggiato in ciò dalla crisi economiche che ha spinto aziende statunitensi ed europee ad interessarsi come non mai a questo mercato.

A frenare l’India ci sono però due problemi non di poco conto: in primis la necessità di ammodernare in tempi relativamente rapidi l’intero comparto militare e industriale e lo scarso sviluppo di parte della sua industria bellica.

L’India infatti dipende dall’approvvigionamento bellico estero tanto che con un piano decennale il governo punta a sviluppare del 70% il proprio potenziale industriale in termini di sviluppo, progettazione e produzione autonoma di equipaggiamenti per la difesa, anche alla luce del fatto che il paese punta a sostituire la gran parte dei sistemi d’arma esistenti, ritenuti ormai obsoleti.

Va però detto che l’India fatica a trovare partner stranieri disposti a dar vita a delle collaborazioni poiché con alto spirito protezionistico Nuova Delhi non permette ai partner di detenere più del 26% di queste joint ventures; ponendo così ampi ostacoli alla condivisione
di scelte strategiche e in particolare sulle tecnologie da trasferire, rendendo quindi complessa ogni possibilità di cooperazione industriale.

L’obiettivo della politica militare indiana è comunque abbastanza semplice: diventare un paese autonomo da un punto di vista difensivo; mentre il paese viveva un vero e proprio risveglio economico il governo si è anche reso conto che Cina e Pakistan rappresentano due minacce da contenere e, nella più estrema delle ipotesi, fronteggiare ed ha così impresso una accelerazione al mercato militare, anche per diventare una potenza di primo piano nella regione, provocando però magari una escalation nell’area e non solo.


Fabrizio Di Ernesto Agenzia Stampa Italia

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