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(ASI) La diplomazia è l’unica soluzione possibile per coloro i quali cercano una soluzione a lungo termine alla questione nucleare iraniana, e alla pace nella regione . Il prospetto di un possibile attacco Israeliano sulle installazioni nucleari iraniane non piace a nessuno (israeliani compresi) e rappresenterebbe una chiara violazione dello Statuto delle Nazioni Unite nonché provocherebbe pesanti ripercussioni in tutta la regione, e risulterebbe controproducente ai fini per i quali lo si porterebbe avanti.

Un attacco sull’Iran non farebbe che convincere il paese a portare avanti fino in fondo la propria ricerca nucleare . L’Iran aveva fino al 2003 possedeva un programma mirato alla costruzione dell’arma atomica, ma erano anni in cui si pensava che Saddam Hussein avesse armi atomiche o di distruzione di massa oltre al fatto che avesse lanciato una guerra devastante contro l’Iran. Da allora si sono inasprite le sanzioni e le posizioni si sono indurite a seguito di mancate scelte diplomatiche che avremmo dovuto cogliere nel 2010 per esempio quando Turchia e Brasile si offrirono di fungere come mediatori.

Ora c’è urgenza di dare una nuova possibilità alla diplomazia dopo due anni di letargo. Questa volta il nuovo corso diplomatico deve mirare a instaurare fiducia.

L’Iran ha i propri diritti secondo il Trattato di Non Proliferazione delle armi nucleari ma ha anche dei doveri, ed è nell’interesse dello stesso paese di fare passi avanti per rimediare alla situazione di sfiducia. Dal 2003 al 2006, l’Iran ha aderito a protocollo addizionale, compreso l’accordo per le ispezioni e non sarebbe una cattiva idea se l’Iran aderisse al protocollo e avviasse una piena cooperazione con l’Aiea (agenzia per l’energia atomica delle Nazioni Unite).

L’Iran sembrerebbe giunto ad un livello di arricchimento dell’uranio pari al 20%, che dichiara utile per la ricerca e se così fosse potrebbe allora interrompere le ricerche e le attività di ulteriore arricchimento.

I paesi che apriranno le trattative con l’Iran è bene che inizino mettendo in chiaro il fatto che non hanno intenzione di provocare un cambio di regime ma piuttosto esprimere volontà di intraprendere un rapporto di scambio reciproco su diversi fronti. Si potrebbe ad esempio iniziare dalla modernizzazione dell’Iran e l’occidente potrebbe fornire supporto infrastrutturale soprattutto nel settore energetico .

Un attacco militare contro l’Iran scatenerebbe una reazione a catena nella regione davvero imprevedibile e ne potrebbero risultare diversi stati armati di testate nucleari.

Il punto perciò non è di dare una possibilità alla diplomazia, ma è di rendersi conto che è l’unica alternativa possibile per portare ad una soluzione sostenibile. Le altre soluzioni sono semplici ricette di guerra e un’assicurazione atomica per l’Iran.

La diplomazia richiede tempo e pazienza e soprattutto richiede riconoscimento del fatto che sia l’unica opzione che abbiamo!

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