​Il braccio armato americano non detta più legge nel mondo?   

(ASI) Teheran - Oggi dobbiamo guardare in faccia la realtà a ciò che è accaduto nel Golfo Persico. Quella a cui abbiamo assistito non è stata una scelta strategica ordinaria del Presidente degli Stati Uniti d'America Donald Trump, ma una vera e propria resa degli Usa di fronte a un equilibrio di forze che non permetteva altre vie d'uscita.

​Perché Trump è tornato indietro dai suoi pretesti bellicosi? La verità è che per la prima volta nella storia, gli USA si sono trovati davanti a centomila soldati cinesi pronti a intervenire fuori dai loro confini se Teheran fosse stata davvero in pericolo. Lungo il confine afghano erano già schierati reparti d'élite russi pronti all'azione, mentre a poche miglia dallo Stretto di Hormuz incrociavano sommergibili di Mosca dotati di missili ipersonici. Inoltre, dal punto di visto logistico non sarebbe stato facile piegare la resistenza iraniana, sia per la preparata, attrezzata e motivata guerriglia persiana , sia per le sfavorevoli condizioni del montuoso terreno della Persia.  Infine, gli Alleati Nato dell'Europa non vedevano certo di buon occhio un intervento nel Medioriente di tutta la coalizione occidentale che avrebbe resa certa la ritorsione iraniana con un drammatico e prolungato lockdown energetico, rimandando in Europa le lancette della storia indietro di secoli, rendendo i Popoli degli Stati Nazione dell'Unione Europea pressoché totalmente ostili agli Usa e ad Israele.  Sono queste le ragioni concrete che hanno imposto a Trump un’ingloriosa ritirata dopo che Washington ha fallito ogni obiettivo militare.

​Bisogna dirlo chiaramente: questa aggressione, scatenata dagli Stati Uniti a tradimento, è stata anche una colossale distrazione di massa. Un diversivo politico necessario per coprire il fango emerso dagli "Epstein Files", documenti che mostrano un Trump completamente compromesso, rendendolo nelle mani di interessi che non sono quelli del popolo americano, ma quelli di Israele. 

​Ma il dato politico più dirompente riguarda il nuovo assetto mediorientale. È finito il tempo in cui Israele poteva agire indisturbato. Senza il suo braccio armato statunitense, che oggi appare indebolito e costretto alla ritirata, Israele non potrà più dettare legge in Medio Oriente. Lo Stato ebraico deve capire che non può più fare quello che vuole senza fare i conti con la Russia, ma soprattutto con la Cina e con un capitalismo islamico che controlla gran parte delle risorse petrolifere mondiali. A nulla servirà il forzato tentativo di rendere il parco macchine europeo totalmente a propulsione elettrica, senza destabilizzare e penalizzare ulteriormente le economie degli Stati nazionali europei che stanno andando contro i loro stessi interessi. La transazione elettrica, ammantata da ragioni ecologiche, in realtà nasconde interessi economici e politici delle lobby finanziarie occidentali (che rappresentano il deep state oligarchico delle "democrazie occidentali) da raggiungere ad ogni costo, anche sulla pelle dei cittadini, delle famiglie e delle aziende del Vecchio Continente. 

 Pechino rappresenta oggi quel capitalismo orientale non di origine ebraica che sta ridisegnando le mappe del potere mondiale. È stata proprio la Cina, con l'avallo di Mosca, a imporre la riapertura dello Stretto di Hormuz, scavalcando l'autorità di Washington.

​Militarmente, il fallimento dell'amministrazione Trump è totale. Gli Usa hanno tentato persino un'operazione segreta per impossessarsi dell'uranio iraniano, ma sono stati respinti dalla prontezza di Teheran. Le basi americane nel Golfo sono state vulnerabili ai missili balistici e le portaerei statunitensi sono rimaste impotenti e a distanza di sicurezza. 

Trump non ha ottenuto nulla: il governo iraniano è al suo posto e il suo programma nucleare civile è intatto. Questa è una sconfitta schiacciante per gli Stati Uniti e segna l'inizio di un declino ormai vistoso. Persino all'interno del Pentagono e della Cia, molti avevano avvertito Trump che attaccare l'Iran sarebbe stato un suicidio, ma il Presidente ha preferito assecondare le pressioni di Netanyahu fino a schiantarsi contro la realtà.

​Oggi il consenso interno per Trump sta crollando. I suoi sostenitori della prima ora si sentono traditi. Vediamo sul tavolo dimissioni eccellenti nei vertici e un clima di paura e terrore che caratterizza il corso di Trump.

 Dalla Casa Bianca possono provare a raccontare storie per dipingere Trump come un vincitore, ma la realtà è che il vecchio ordine mondiale sta cambiando, ne dobbiamo prenderne atto. Pertanto, è doveroso domandarsi: il braccio armato americano non detta più legge nel mondo?

Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia 

La mappa che spiega la situazione del momento in Medioriente è prodotta dalla I.A. Gemini. 

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