(ASI) Messo in penombra dal frenetico dibattito successivo alla presentazione del piano di pace in 28 punti elaborato dagli Stati Uniti e sottoposto all’Ucraina, il G20 di Johannesburg ha comunque fornito spunti di riflessione importanti per la riforma della governance globale. A questo riguardo, Andrea Fais, collaboratore di Agenzia Stampa Italia, è intervenuto sulle “colonne” di Radio Cina Internazionale (CGTN) per la rubrica “In altre parole”.
Mentre in Europa stava prendendo piede il dibattito intorno al piano di 28 punti per la pace proposto dagli Stati Uniti all’Ucraina e sottoposto all’attenzione degli alleati, a Johannesburg cominciava l’annuale vertice dei capi di Stato e di governo del G20, il ventesimo a partire dal 2008, quando Washington ospitò la prima edizione assoluta nel drammatico contesto della crisi finanziaria internazionale. La questione ucraina ha inevitabilmente occupato parte dell’agenda affrontata dai leader protagonisti della due-giorni sudafricana, con i delegati europei in fibrillazione per le sorti del conflitto russo-ucraino, ormai giunto ad un passaggio cruciale.
Come di consueto, il summit ha coinvolto diciannove importanti economie mondiali, cioè Arabia Saudita, Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, India, Indonesia, Italia, Messico, Regno Unito, Russia, Stati Uniti, Sudafrica e Turchia, cui si affiancano due organizzazioni regionali: l’Unione Europea e l’Unione Africana. Messi insieme, i membri del G20 rappresentano circa l’85% del PIL globale, l’80% del commercio mondiale e quasi due terzi della popolazione del pianeta.
Il tema della presidenza sudafricana di quest’anno era riassunto in tre parole-chiave: solidarietà, uguaglianza e sostenibilità. La prima fa riferimento allo sforzo univoco e al sostegno reciproco tra i partecipanti, riconoscendo il fatto che “in un mondo interconnesso le sfide affrontate da un Paese possono avere effetti a catena a livello globale”. Con la seconda viene ribadita l’importanza di garantire parità di trattamento, opportunità e progresso per tutti – individui e nazioni – indipendentemente da status economico, genere, razza, provenienza geografica o altre caratteristiche, allo scopo di promuovere la giustizia sociale su scala mondiale. La terza, paradigmatica da almeno un decennio, richiama l’esigenza di coniugare i bisogni di oggi con quelli delle generazioni future, armonizzando crescita economica, inclusione sociale e protezione ambientale.
Nella giornata di sabato, il primo ministro cinese Li Qiang, presente a Johannesburg, ha esortato gli omologhi del G20 a mantenere l’impegno per la solidarietà, sostenere con fermezza il libero commercio e costruire un’economia mondiale aperta, a fronte di una ripresa globale ancora troppo lenta. Il capo di governo ha ricordato le parole pronunciate dal presidente Xi Jinping in occasione del vertice di Bali di tre anni fa, ovvero che la solidarietà è forza mentre la divisione non porta da nessuna parte.
“Oggi l’economia mondiale si trova nuovamente a fare i conti con grandi sfide, segnate da un aumento dell’unilateralismo e del protezionismo, da restrizioni e scontri commerciali”, ha osservato Li, che ha aggiunto: “Interessi divergenti tra le parti e la debolezza dei meccanismi di cooperazione globale diventano fattori rilevanti che ostacolano la solidarietà internazionale“. Secondo il premier cinese, il G20 dovrebbe dunque affrontare questi problemi in maniera netta, ricercare soluzioni ed aiutare tutte gli attori coinvolti a tornare sulla strada della solidarietà e della cooperazione.
La proposta di Pechino, ribadita con forza in Sudafrica, è quella di una riforma complessiva delle istituzionali internazionali, tra cui la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e l’Organizzazione Mondiale del Commercio. Il processo trasformativo dovrebbe seguire quindi un percorso orientato ad ampliare la rappresentatività dei Paesi in via di sviluppo, oltre che a costruire un ordine economico e commerciale internazionale più giusto e aperto.
Il riferimento, nemmeno troppo velato, è ai temi portanti dell’Iniziativa di Governance Globale (GGI), lanciata da Xi in occasione dell’ultimo vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), andato in scena a Tianjin a cavallo tra la fine di agosto e l’inizio di settembre di quest’anno. I cinque pilastri che la sorreggono – eguaglianza tra nazioni, osservanza del diritto internazionale, multilateralismo, approccio centrato sulle persone e concretezza nell’azione – vengono sostanzialmente incontro agli obiettivi dell’Agenda 2030, declinandone il contenuto secondo un paradigma realista e pragmatico, estraneo all’ideologia, all’astrattezza e ai target fuori portata fissati altrove nel mondo.
Diversa, inoltre, è anche l’idea di cooperazione, non limitata ad azioni spot o di breve termine. Su questo versante, a Johannesburg, il primo ministro ha ricordato la pubblicazione, da parte cinese, di un piano d’azione per l’attuazione dell’Iniziativa G20 sul Sostegno all’Industrializzazione in Africa e nei Paesi Meno Avanzati, presentata durante il vertice di Hangzhou del 2016, coerente con le politiche di riduzione del debito per i Paesi in via di sviluppo adottate da Pechino negli ultimi anni. Li ha poi menzionato l’iniziativa di cooperazione per il supporto alla modernizzazione del Continente, avviata congiuntamente col Sudafrica, annunciando che la Cina darà vita all’Istituto di Sviluppo Globale.
Questo nuovo ente si andrà presumibilmente ad affiancare al Centro per la Promozione dello Sviluppo Globale (GDPC), promosso dall’Agenzia Cinese per la Cooperazione allo Sviluppo Internazionale (CIDCA) a seguito della presentazione dell’Iniziativa di Sviluppo Globale (GDI), presentata da Xi Jinping nel settembre 2021. Nei primi quattro anni di operatività, la Cina ha firmato più di 80 documenti con governi di nazioni in via di sviluppo, organizzazioni internazionali e istituzioni finanziarie per approfondire la cooperazione nel quadro dell’iniziativa, stabilendo oltre 30 meccanismi nelle otto aree ritenute prioritarie. Più di 80 Paesi nel mondo, inoltre, hanno già aderito al Gruppo di Amici della GDI.
Su questo fronte, il colosso asiatico può vantare una lunga esperienza in settori cruciali, quali le politiche di riduzione della povertà, la modernizzazione agricola, lo sviluppo infrastrutturale, la pianificazione urbana intelligente, il contrasto ai cambiamenti climatici e i sistemi di allerta precoce in caso di calamità naturali. Il Fondo di Sviluppo Globale e Cooperazione Sud-Sud ha sin qui messo sul piatto 4 miliardi di dollari a sostegno di oltre 20 organizzazioni internazionali per realizzare più di 180 progetti in oltre 60 Paesi a beneficio di circa 30 milioni di persone. La cooperazione pragmatica si estende anche al campo della formazione, con una serie di programmi che negli ultimi quattro anni hanno permesso a 60.000 persone di migliorare le proprie competenze professionali in tutti i Paesi in via di sviluppo coinvolti nel Gruppo di Amici.
Al di là dell’emotività e della polarizzazione esplose in Europa, la stessa crisi ucraina non può prescindere dai temi emersi a Johannesburg. Senza un meccanismo di negoziazione ad ampio spettro, che tenga adeguatamente conto delle esigenze di sicurezza delle parti in causa, non sarà possibile risalire alle radici del conflitto, condizione necessaria per poter individuare soluzioni idonee e giungere ad una pace stabile e duratura. Misure unilaterali e precipitose serviranno a poco, se non a preparare il terreno per la prossima guerra. La Cina lo sostiene da almeno tre anni e il corso degli eventi le sta dando ragione.
Andrea Fais - Radio Cina Internazionale (CGTN)



