Pechino istituisce la Giornata della Restaurazione di Taiwan: memoria storica o messaggio politico?

(ASI) Il Parlamento cinese ha votato all’unanimità per istituire il 25 ottobre come Giornata della Restaurazione di Taiwan, una nuova ricorrenza nazionale che, nelle intenzioni ufficiali, mira a “rafforzare la memoria condivisa del popolo cinese e riaffermare la sovranità nazionale sull’isola”.

Dietro la retorica della celebrazione storica, però, si nasconde un messaggio politico preciso e un gesto di forte carica simbolica in un momento di crescenti tensioni nello Stretto di Taiwan.

La decisione, adottata durante la sessione del Comitato permanente della 14ª Assemblea nazionale del popolo (NPC), sancisce che lo Stato organizzerà cerimonie e attività commemorative in tutto il Paese.

Secondo il testo approvato, la restaurazione di Taiwan “rappresenta un risultato fondamentale della guerra di resistenza del popolo cinese contro l’aggressione giapponese e della vittoria nella guerra mondiale antifascista”, nonché “una prova inconfutabile del recupero della sovranità nazionale sul territorio di Taiwan e delle isole Penghu”.

Il riferimento storico è al 25 ottobre 1945, quando, dopo la resa del Giappone, si tenne a Taipei la cerimonia ufficiale di restituzione dell’isola alla Cina, allora governata dal Kuomintang. Per Pechino, quell’atto sancì la fine di cinquant’anni di dominio coloniale giapponese e il ritorno di Taiwan “alla madrepatria”.

Il direttore della Commissione legislativa del Parlamento, Shen Chunyao, ha spiegato che la nuova giornata “si fonda sulla Costituzione e sul diritto internazionale postbellico”, e che il suo obiettivo è “difendere i risultati della vittoria mondiale contro il fascismo e consolidare la volontà di unità nazionale”.

Le autorità cinesi presentano la ricorrenza come un’iniziativa di carattere storico e identitario, ma la scelta della tempistica non appare casuale. In un contesto di forte irrigidimento politico tra Pechino e Taipei, l’istituzione della Giornata della Restaurazione rappresenta un modo per ribadire, anche sul piano simbolico, il principio di una sola Cina e riaffermare la continuità storica e giuridica della sovranità cinese sull’isola.

Nel comunicato diffuso dall’Agenzia Xinhua, si legge che la misura intende “consolidare l’impegno della comunità internazionale al principio dell’unica Cina” e “incoraggiare i compatrioti su entrambe le sponde dello Stretto a tramandare lo spirito patriottico nato dalla guerra di resistenza”.

Tuttavia, a livello politico, la decisione si colloca in un momento di particolare tensione con l’amministrazione di Lai Ching-te, accusata da Pechino di voler “distorcere la storia” e di promuovere, seppur in forma indiretta, una narrativa separazionista.

Per gli analisti di Pechino, la nuova giornata non è solo un atto di memoria ma un gesto strategico, volto a riaffermare la centralità della sovranità come principio non negoziabile. “La restaurazione di Taiwan fu la testimonianza solenne della vittoria del popolo cinese e del recupero del territorio perduto. Celebrarla oggi significa rendere visibile quella sovranità e trasformarla in un rituale collettivo”, ha dichiarato Zhu Songling, docente all’Istituto di Studi su Taiwan dell’Università di Pechino.

Il governo ha annunciato che nel 2025 si terrà sul continente una cerimonia solenne per l’ottantesimo anniversario del ritorno di Taiwan alla Cina, alla quale saranno invitati anche rappresentanti “compatrioti” provenienti dall’isola.

Un gesto che, almeno nelle intenzioni ufficiali, dovrebbe rappresentare un ponte simbolico tra le due sponde dello Stretto, ma che nella pratica assume il valore di una dimostrazione di forza e di legittimità internazionale.

Per la leadership cinese, istituzionalizzare la Giornata della Restaurazione significa ancorare la questione di Taiwan non solo alla politica del presente, ma anche alla narrazione storica e identitaria del Paese.

 

Tommaso Maiorca. – Agenzia Stampa Italia

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