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Politica Estera

Bukavu sotto assedio: l’avanzata dell’M23 e la crisi umanitaria nella RDC

Di Tommaso Maiorca 20 Febbraio 2025 – 13:46 3 min di lettura

(ASI) Negli ultimi mesi, l’M23, uno dei gruppi armati più potenti tra i più di cento attivi nella RDC orientale, ha conquistato ampie aree di territorio, includendo prima Goma e, più recentemente, Bukavu. Quest’ultima città, capoluogo del Sud Kivu con oltre un milione di abitanti, è caduta senza che l’esercito congolese offrisse una resistenza significativa.

La rapidità dell’avanzata solleva interrogativi sulla capacità di difesa del governo centrale e sul ruolo delle forze alleate. L’esercito del Burundi, precedentemente impegnato insieme alle FARDC contro l’M23, si è ritirato, lasciando il campo aperto ai ribelli.

La resa quasi immediata di Bukavu, come già accaduto a Goma, evidenzia non solo la fragilità militare della RDC, ma anche una gestione strategica della resistenza urbana probabilmente dettata dalla volontà di evitare un bagno di sangue, che, paradossalmente, ha accelerato la conquista del territorio.

L’avanzata dell’M23 ha prodotto sfollamenti di massa senza precedenti: secondo l’UNHCR, migliaia di persone hanno cercato rifugio nel vicino Burundi, attraversando posti di frontiera ufficiali e non ufficiali, con alcuni che hanno perso la vita lungo il fiume Ruzizi.

INTERSOS e altre ONG stanno tentando di rispondere ai bisogni della popolazione, ma operano in condizioni di sicurezza estremamente precarie. “Stabilire una priorità è impossibile, la priorità è avere tutto”, racconta Olimpia Sermonti, Vicedirettrice per l’Africa centrorientale di INTERSOS. Le necessità primarie includono medicinali, acqua potabile, accesso ai servizi igienici e beni alimentari di prima necessità.

I combattimenti recenti hanno già provocato almeno 700 morti e oltre 3.000 feriti solo a Goma, con decine di migliaia di sfollati interni. Le infrastrutture sono state gravemente danneggiate: 70.000 rifugi d’emergenza sono stati distrutti, colpendo 250.000 sfollati, mentre saccheggi e bombardamenti hanno compromesso strutture sanitarie e magazzini alimentari.

Non possiamo ignorare il dramma dei bambini, che rappresentano una delle categorie più vulnerabili in questa escalation. Secondo l’UNICEF, centinaia di minori sono stati coinvolti in stupri, arruolamenti forzati e violenze fisiche. Ramatou Toure, responsabile della protezione dell’infanzia dell’UNICEF nella RDC, definisce la violenza sessuale “un’arma sistematica di guerra”. Solo nelle ultime due settimane, più di 1.100 minori non accompagnati sono stati identificati nelle province del Kivu.

Il quadro, come spesso accade in conflitti protratti, mostra un effetto moltiplicatore della violenza: la destabilizzazione sociale e la disgregazione delle famiglie aumentano la vulnerabilità dei minori, creando un circolo vizioso che rischia di durare decenni.

La conquista di Bukavu non è stata solo militare: l’M23 ha aperto con forza uffici pubblici e istituzioni locali, imponendo il proprio controllo politico e amministrativo attraverso il braccio politico, Alliance Fleuvue Congo (AFC). Contestualmente, saccheggi diffusi hanno colpito magazzini umanitari e negozi locali, comprese 7.000 tonnellate di scorte alimentari del WFP sottratte dai civili approfittando del caos.

Il ruolo del Ruanda e la geopolitica regionale complicano ulteriormente la situazione. L’M23 è supportato da circa 4.000 soldati provenienti dal vicino Ruanda, che nega qualsiasi coinvolgimento diretto. L’Unione Africana e le Nazioni Unite hanno condannato fermamente le violenze e chiesto la cessazione immediata delle ostilità, mentre l’Unione Europea ha invitato a sospendere accordi sui minerali con il Ruanda fino a che non saranno garantiti accesso umanitario e rispetto dei diritti umani.

Il Parlamento europeo ha sottolineato la necessità di congelare gli aiuti diretti al Ruanda finché persistono interferenze militari nella RDC, mentre vertici congiunti Sadc-Eac cercano di negoziare la pace. Tuttavia, la diplomazia appare paralizzata: la premier congolese ha rifiutato foto di gruppo e conferenze stampa, l’UA denuncia escalation ma non condanna esplicitamente il Ruanda, e il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite resta in attesa di progressi concreti.

Tommaso Maiorca – Agenzia Stampa Italia

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