Trump stronca Zelensky e impone la pax Russo/Americana: una lezione per tutti i leader europei

(ASI) Riceviamo e Pubblichiamo - Si riporta la riflessione sviluppata dal saggista ed analista politico Lorenzo Valloreja circa il diverbio tra Trump e Vance da un lato e il Presidente Zelensky dall'altro.

Ciò che è accaduto di recente a Washington – ovvero l'acceso diverbio tra Trump e Vance da un lato e il Presidente Zelensky dall'altro, riguardo alla possibilità che quest'ultimo stia giocando con l'idea di scatenare la Terza Guerra Mondiale – è la rappresentazione plastica di quanto ho affermato in numerosi articoli riguardo al nuovo ordine mondiale, basato sul rinnovato "Con-Dominio Russia-USA" e su come tutto ciò che si contrapporrà a questo "schiacciasassi" sarà inevitabilmente polverizzato ed eliminato. Questa, piaccia o no, è la cornice reale entro cui qualsiasi Stato che non sia una superpotenza militare dovrà necessariamente muoversi.

Il Presidente ucraino, per il quale non ho mai nutrito un'eccessiva simpatia, in questo frangente mi ha sinceramente suscitato tenerezza e compassione, perché anche questa volta si è fatto ingannare da chi, in modo subdolo, vuole continuare a speculare sulla pelle del popolo ucraino.

In principio fu l'amministrazione Obama a illuderlo, facendogli credere che avrebbe potuto resistere a un urto con la Russia; poi fu l'ex Capo di Gabinetto di Sua Maestà, Boris Johnson, a convincerlo a non accettare la pace. Ora tocca al polacco Tusk e al francese Macron dargli l'ennesima fregatura, facendogli credere che un ectoplasma come l'UE possa ancora sostenere concretamente l'esercito ucraino, mentre nella realtà è già tanto se l'inquilino dell'Eliseo riuscirà a portare a termine il proprio mandato, accecato com'è dalle proprie crisi di protagonismo bonapartista.

Macron, infatti, abbagliato dalla propria megalomania e dalla grandeur dei nostri cugini d'Oltralpe, è riuscito nell'impresa non solo di far arrabbiare Meloni, ma anche di far capire all'inglese Starmer che, in realtà, non vuole unire le proprie forze con il Regno Unito per creare una difesa comune europea, bensì intende semplicemente sfruttare il patrimonio nucleare di Sua Maestà per perseguire i propri interessi e non quelli degli altri partner. Ed è proprio per questo che Starmer, il giorno dopo la visita di Macron alla Casa Bianca, nel suo incontro con Trump ha completamente cambiato registro, diventando molto più prudente, al punto da consegnargli una lettera d'invito di Re Carlo, che lo attende a Londra.

E, nonostante tutto, Zelensky, come un agnello condotto al macello, anche questa volta si è fatto gabbare dai due intransigenti europei – il polacco e il francese – che, non paghi della cosa, appena Zelensky è stato cacciato dalla Casa Bianca, non hanno trovato altro da fare che postare, sul tanto vituperato X, la loro solidarietà al Presidente ucraino, manifestando altresì una ferrea volontà di continuare la lotta.

Ipocriti! Di fronte alle telecamere, giusto per un giro di propaganda, e come si sa, la trattativa e la diplomazia non si tessono mai a porte aperte, ma sempre a porte chiuse. Così, allo stesso modo, anche il rimbrotto di Trump a Zelensky, tenuto per la prima volta in mondovisione, non è – come ha detto qualcuno – un atto da bullo, da cafone, ma neppure un atto diplomatico; semmai, per chi osserva attentamente ed è conoscitore di come vada il mondo, rappresenta una strategia verbalmente violenta per favorire la pace, o meglio, per costringere Zelensky al cessate il fuoco.

Infatti, con la propria visita incongrua, Zelensky ha posto definitivamente fine al conflitto e alla propria parabola politica:

  1. Trump non sosterrà più l'Ucraina finché questa non accetterà le condizioni poste dalla Casa Bianca;
  2. Zelensky è un "ostacolo" che ostruisce la strada verso la pace e va quindi rimosso;
  3. Morire per la causa ucraina non ha più senso, in quanto la guerra è persa, e ciò comporterebbe un sicuro sbandamento dell'esercito ucraino al fronte, che nelle prossime ore potrebbe letteralmente liquefarsi come neve al sole.

Quest'ultima ipotesi spiegherebbe anche perché, benché ormai le truppe russe siano in netto vantaggio – ad esempio, il ponte di Cherson è stato riconquistato – l'Armata Rossa resti ferma e non avanzi: molto semplicemente perché vuole risparmiare la vita dei propri militari e attende l'imminente collasso del nemico, seguito da una relativa passeggiata per la pianura ucraina fino a Kiev.

Ma ciò che è accaduto a Zelensky non riguarda solo l'Ucraina: Trump, punendo un leader, ne ha educati altri cento ed è stato molto utile, in questo, il Vicepresidente JD Vance, il quale, rivolgendosi con un tono inquisitorio a Zelensky, ha detto: "Dovresti ringraziare il Presidente (Trump) per aver cercato di porre fine a questo conflitto. Hai mai detto "grazie" una sola volta in tutto questo incontro? (Mentre, al contrario) Sei andato in Pennsylvania e hai fatto campagna per l'opposizione (i democratici) a ottobre".

Quindi è l'aver sposato la causa di Biden la vera colpa di Zelensky. È scritto nero su bianco, e come una pallottola, questa sua complicità gli è costata la pubblica fucilazione in diretta TV...

Trump ha una memoria lunga e non consente la ripetizione dell'"errore"... Meloni mezzo avvisata, mezzo salvata...

Lorenzo Valloreja

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