Tensioni tra Kosovo e Serbia: soffia vento di guerra tra i due Paesi

(ASI) Non è per ora scongiurato il pericolo della ripresa di un conflitto armato tra Kosovo e Serbia, causato questa volta da una manovra politica varata dalle autorità kosovare. Per ulteriori chiarimenti si attende l’incontro dei Premier delle due nazioni il prossimo 18 luglio a Bruxelles.

Inoltre, in un’intervista rilasciata a “La Repubblica”, il Premier kosovaro Kurti si è detto preoccupato e si è mostrato sicuro del fatto che dietro alla politica della Serbia si celi la mano armata di Putin, intimo amico del Primo Ministro serbo, Vucic. Tra le cause dell’attrito tra i due Paesi ci sarebbe la non accettazione, dei documenti d’identità e delle targhe delle automobili serbe, da parte del Governo di Pristina (norma posticipata al 1 settembre). Chiaramente per Belgrado questa azione sarebbe un mero pretesto per ridare vita al conflitto. Infatti la manovra è stata considerata come una provocazione dai circa 300 mila Serbi che abitano la regione settentrionale della RKS. Il Governo serbo è convinto che il Premier kosovaro Kurti stia facendo soffiare nuovamente venti di guerra tra le due nazioni. La situazione è tenuta costantemente sotto sorveglianza da parte della NATO, che dal 1999 ha continuato a presidiare il territorio per assicurare la sicurezza e l’incolumità dei civili.

La possibilità della ripresa di un conflitto armato tra le due nazioni si deve anche al fatto che il Kosovo è il quinto paese al mondo per esportazione di carbone: con la chiusura da parte di Mosca degli oleodotti che rifornivano di gas l’intero bacino euroasiatico, la riapertura delle centrali elettriche a carbone sembrava, per i Paesi dell’EU, un’ottima alternativa per affrontare il gelo dell’inverno. Kosovo A e B sono le due centrali che producono il 90% dell’energia elettrica del Paese, nonché risultano essere il primo ed il terzo produttore di PM2.5 in Europa: 7500 sono le tonnellate di sostanze inquinanti emesse circa ogni anno.

Contrariamente a quanto sancito dall’Energy Community, della quale fanno parte i Paesi dell’EU, in Kosovo continua ad essere bruciata lignite, la qualità di carbone meno pregiata e più inquinante. Tuttavia l’Energy Community non ha espulso o indetto sanzioni nei confronti del Kosovo poiché nel 2017 ha raggiunto l’obiettivo dello sfruttamento del 22,7% di energie rinnovabili, in piena linea con il traguardo del 25% fissato per il 2020. La revisione che è stata applicata nei confronti di questi dati comprende anche le biomasse bruciate autonomamente per uso domestico. Nelle ultime ore in Kosovo, tuttavia, si è registrato un rincaro dei prezzi dell’elettricità e si sta assistendo alla chiusura di numerosi esercizi commerciali ed alla mancanza di energia elettrica in molte abitazioni private. I cittadini temono per l’arrivo dell’inverno: il Premier Kurti afferma che “i prezzi dell’importazione di energia sono aumentati fino a 515 euro per MWh, dai 70 euro dello stesso periodo dell'anno scorso”.

Tuttavia il prezzo riservato ai Kosovari è di 6 centesimi per kWh, il più basso in Europa. Per evitare un consumo energetico eccessivo l’Ente per la regolamentazione del mercato dell'energia elettrica del Kosovo (ERO) ha approvato un aumento dei costi per coloro che superano un consumo di 800 kilowatt dai 6 centesimi ai 12 centesimi, e, secondo le stime, il 22% dei consumatori kosovari supera tale soglia. Il Governo di Pristina sta inoltre applicando delle misure protezionistiche per tutelare la propria popolazione e, soprattutto, la propria economia, che lo scorso anno ha segnato +83% nel settore dell’export e +22% nel settore degli investimenti stranieri, nonché ha registrato un aumento del PIL del 10,53%.

La Ministra degli Esteri kosovara, Gërvella, ha affermato lo scorso 26 luglio che il suo Paese è pronto all’ingresso nell’EU, infatti ha già provveduto all’attuazione dei punti dell’Accordo di stabilizzazione e associazione. Da Belgrado si attende una risposta “forte e seria”, ma la domanda da parte di Pristina potrebbe trovare ulteriori ostacoli: altri sei Paesi dell’EU non ne riconoscono la sovranità (Spagna, Grecia, Cipro, Romania, Slovacchia). Sulla volontà del Kosovo di entrare nella Nato, Kurti sostiene che “la nostra partnership con il Programma di Pace e l'ingresso nella Nato contribuiranno a mantenere una pace duratura. Il nostro orientamento è trasparente ed è basato su valor euroatlantici", pertanto eviterebbe la riapertura di un conflitto bellico con la Serbia. Inoltre l’Ambasciata degli Stati Uniti in Kosovo sta portando avanti delle trattative con le autorità di Pristina per il possible collegamento della rete del gas del Paese con quella della Macedonia del Nord.

La Banca Mondiale e numerosi investitori americani hanno mostrato un grande interesse nel Kosova e Re, un impianto che produce energia elettrica attraverso la combustione di lignite nei pressi di Pristina. Dal 2012 infatti il Kosovo è diventato membro della Bers aprendosi a nuovi progetti e accogliendo investitori esteri. Si tratterebbe di un progetto che varrebbe oltre 200 miliardi di dollari. La guerra in Ucraina sta influendo negativamente sull’economia energetica dei Balcani Occidentali, i cui Paesi vorrebbero accedere all'UE e che stanno cercando di liberarsi dalla dipendenza russa per quel che concerne gli approvvigionamenti di gas naturale.

La Grecia, il Paese più sviluppato della penisola balcanica, consuma 5,7 miliardi di metri cubi di gas all'anno mentre l'Italia 76,1. Nell’EU la domanda di gas naturale, dopo la stagione del 2020, è cresciuta di 17 miliardi di m3 per un rialzo del 4,3%, segnando il livello di consumo più elevato dal 2011 (412 miliardi di m3). Per quanto riguarda l'offerta, nel 2021 la produzione mondiale di gas è aumentata del 4,5%, l’EU ha fatto registrare un aumento delle importazioni del 3%, passando da 326,7 a 337,5 miliardi di m3. La Russia, con il 45,3% del totale importato (quasi 155 miliardi di m3) risulta esserne il maggiore fornitore sia tramite gasdotti che tramite Gnl (24%). La domanda che sorge spontanea è quale ruolo giocherà il Kosovo nel panorama energetico europeo a seguito della chiusura dei rubinetti di gas naturale da parte di Mosca. Il leader serbo Vučić aveva proposto a Pristina uno scambio: lignite per elettricità, ma Kurti aveva risposto di riconoscere l’indipendenza del suo Paese prima di avanzare alcun tipo di proposta.

 
Maurizio Tarricone
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