(ASI) Ha aperto ieri i battenti a Wuzhen, suggestiva cittadina sull'acqua nella provincia dello Zhejiang, l'ottava edizione del World Internet Conference (WIC) Summit, in cartello fino a domani. Lanciata nel 2014 dall'Amministrazione per il Cyberspazio della Repubblica Popolare Cinese, la tre-giorni in corso prevede venti sotto-forum nell'ambito del tema portante di quest'anno: Verso una Nuova Era della Civiltà Digitale - Costruire una Comunità dal Futuro Condiviso nel Cyberspazio.

Dopo l'allentamento delle restrizioni anti-contagio, che l'anno scorso avevano notevolmente limitato la partecipazione, stavolta si contano circa 2.000 presenze tra rappresentanti governativi, organizzazioni internazionali, associazioni di categoria, aziende leader a livello globale, università e istituti di ricerca da oltre 80 tra Paesi e regioni del mondo.

I sotto-forum, svolti sia in presenza che in digitale, sono chiamati a fornire spunti di riflessioni su questioni come la governance dei dati, lo stato di diritto in rete, la responsabilità sociale delle grandi aziende tecnologiche, la risposta globale al Covid-19 e la comunicazione internazionale. C'è spazio tuttavia anche per temi più tecnici, focalizzati su singoli campi di ricerca come il 5G, l'intelligenza artificiale (AI), l'ecologia a codice aperto (OSE), la rete di nuova generazione, i dati e gli algoritmi.

Al programma si aggiungono poi eventi come il Light of Internet Expo, la presentazione dei due rapporti World Internet Development 2021 e China Internet Development Report 2021 e di un libro blu sul WIC stesso, nonché la finale del contest Straight to Wuzhen Competition.

Come di consueto, anche in vista della cerimonia di apertura di questa edizione, il presidente Xi Jinping ha voluto inviare una lettera di congratulazioni, dove ha ricordato che la tecnologia digitale si sta pienamente integrando in tutti i settori e nell'intero processo di costruzione economica, politica, culturale, sociale ed ecologica attraverso una nuova filosofia, nuove forme e nuovi modelli, generando un impatto esteso e profondo sulla produzione e sulla vita dell'essere umano.

Il presidente cinese ha anche rivolto un appello alla comunità internazionale per cogliere le opportunità ed affrontare le sfide di questa fase di adattamento alle tendenze di sviluppo prefigurate dall'informatizzazione e dalla digitalizzazione. Xi ha ricordato come la Cina sia intenzionata a lavorare con tutti i Paesi del mondo per assumersi la responsabilità storica di guidare il progresso dell'umanità, sottolineando che la civiltà digitale dovrebbe recare benefici a tutti, senza esclusioni. Sul piano interno, il capo di Stato del gigante asiatico ha anche esortato tutte le parti in gioco a stimolare la vitalità dell'economia digitale, rafforzare l'efficienza amministrativa in chiave digitale, ottimizzare l'ambiente digitale, edificare una piattaforma di cooperazione digitale e mettere in piedi una barriera di sicurezza digitale.

Stando ai dati diffusi lo scorso agosto durante la Global Digital Economy Conference di Pechino, l'economia digitale in Cina ha raggiunto un volume complessivo pari a 5.400 miliardi di dollari nel 2020, piazzando il gigante asiatico al secondo posto mondiale dietro gli Stati Uniti, che tuttavia cedono il passo al competitor asiatico per ritmo di crescita su base annua (+9,6%).

Secondo molti dei partecipanti al summit di Wuzhen, le ultime riforme a carattere digitale messe in campo dal governo cinese nelle aree dell'economia, della società e della governance andranno a delineare una nuova roadmap per lo sviluppo futuro della rete. La recente stretta regolatoria su alcuni big di settore, come ad esempio Alibaba e Didi, non deve impressionare più di tanto. Anzi, gli interventi delle autorità, essenzialmente motivati da questioni anti-trust, potrebbero aumentare le opportunità per le tantissime micro, piccole e medie imprese tech che ogni anno nascono in Cina. Soltanto nella prima metà di quest'anno sono stati registrati in Cina quasi 14 milioni di nuove entità di mercato, portando il totale delle imprese attive a quota 145 milioni, in aumento del 163% rispetto al dato del 2012, ed una parte considerevole di queste nuove realtà opera proprio in settori tecnologici.

Zhou Hongyi, presidente e AD di Qihoo 360 Technology, ritiene che la digitalizzazione stia scrivendo un importante capitolo nel quadro del 14° Piano Quinquennale, approvato lo scorso anno dal governo cinese per indicare le linee-guida dello sviluppo economico e sociale per il periodo compreso tra il 2021 e il 2025. «Credo che lo scenario più decisivo per la digitalizzazione risieda nella sua applicazione industriale», ha detto Zhou ai microfoni di CGTN, aggiungendo: «Ora osserviamo uno scenario che vede l'interconnessione di veicoli, industrie e smart city. L'utilizzo della digitalizzazione nell'ambito del governo e delle industrie è molto importante per la realizzazione della prosperità comune così come affrontare sfide inedite nel secolo scorso».

Nel 14° Piano Quinquennale, la digitalizzazione occupa l'intera Parte V, dall'emblematico titolo Un'iniziativa per costruire una Cina digitale, che include ben quattro capitoli, dal XV al XVIII, arrivando subito dopo la parte dedicata al nuovo paradigma di sviluppo, che prevede il consolidamento del ciclo economico interno, e addirittura precedendo quella dedicata alle riforme per il miglioramento e l'efficientamento del sistema dell'economia socialista di mercato.

«Abbracceremo l'era digitale, sprigioneremo il potenziale dei big data, costruiremo una forza cinese nel cyberspazio, accelereremo lo sviluppo di un'economia digitale, di una società digitale e di un governo digitale, e trasformeremo i modi di produzione, lo stile di vita e i modelli di governance attraverso la transizione digitale», recita il testo del Capitolo XV, che individua sette settori strategici nell'ambito dell'economia digitale: il cloud computing, i big data, l'Internet delle cose (IoT), l'Internet industriale, la tecnologia blockchain, l'intelligenza artificiale (AI), la realtà virtuale (VR) e quella aumentata (AR).

Il Capitolo XVI mostra invece le applicazioni sociali della digitalizzazione, a partire dall'intenzione di rendere più intelligenti e facilmente accessibili i servizi pubblici: «I servizi digitali saranno estesi ad ampio raggio, in particolare nei settori dell'istruzione, della sanità, dell'assistenza agli anziani, della cura dei bambini, dell'occupazione, della cultura, dello sport, dell'assistenza alle persone con disabilità e in altre aree-chiave, garantendo che la popolazione avverta un crescente senso di soddisfazione». Spazio anche alla digitalizzazione nelle scuole, negli ospedali, nelle case di cura e in altri istituti di servizio pubblico secondo una più incisiva idea di integrazione tra servizi on-line e servizi off-line, con lo scopo di migliorarne la qualità, anche attraverso la partecipazione di attori non-governativi.

Le città intelligenti e i villaggi digitali rappresentano la nuova frontiera cinese nell'applicazione delle tecnologie di nuova generazione alla vita quotidiana. «Le tecnologie digitali saranno utilizzate per aiutare a sviluppare le aree urbane e rurali nonché per introdurre nuovi approcci di governance per una migliore efficienza e vivibilità», recita il testo del Piano, aggiungendo: «Saranno sviluppate smart city in varie categorie, le strutture di rilevamento e i sistemi di comunicazione basati sulla tecnologia IoT saranno incorporati nella pianificazione generale e nello sviluppo delle infrastrutture pubbliche, mentre le strutture municipali verranno trasformate con l'applicazione di sistemi IoT». Per quanto riguarda la campagna, l'obiettivo del governo cinese è quello di creare un sistema di servizi informatici generale per tutte le aree rurali, affiancato da un meccanismo ad hoc per la produzione agricola.

 

Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia

 

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