139021581 15882466042731n(ASI) Lo scorso 12 febbraio, la Cina ed altri Paesi asiatici (Corea, Vietnam, Singapore ecc. ...) hanno salutato il Capodanno lunare, una ricorrenza tra le più antiche in Asia Orientale. La Festa di Primavera ha come di consueto concesso ai cinesi sette giorni consecutivi di festività, come avviene in Autunno con la Settimana d'Oro successiva alla ricorrenza del Primo Ottobre, quando nel gigante asiatico si celebra l'anniversario della fondazione della Repubblica Popolare.

La Settimana d'Oro dello scorso ottobre, allungata a otto giorni per la coincidenza con la Festa di Metà Autunno, aveva dato risposte molto importanti e mostrato tutta la capacità della macchina organizzativa, che aveva garantito a 637 milioni di cinesi di spostarsi all'interno del territorio nazionale, generando entrate per il settore pari a 68,6 miliardi di dollari.

La Settimana d'Oro cominciata lo scorso 11 febbraio era dunque molto attesa dagli analisti, interessati a registrare i primi dati e le prime tendenze di consumo dopo il terzo importante focolaio epidemico in territorio cinese, emerso oltre un mese fa nella città di Shijiazhuang, nella provincia dello Hebei, non lontano da Pechino, dopo quello di Wuhan all'inizio dell'anno scorso ed il successivo, nel mese di giugno, scoppiato all'interno del mercato all'ingrosso di Xinfadi, proprio nell'area urbana della capitale.

Non solo. La Festa di Primavera, in Cina, cade nel cuore del Chūnyùn, una vera e propria stagione celebrativa, che dura complessivamente 40 giorni, iniziando due settimane prima del Capodanno cinese. Oltre alla settimana festiva, dunque, sono tantissimi i cinesi che solitamente si spostano all'interno e all'esterno del Paese anche in altri giorni di questo prolungato periodo. Dopo il blocco totale di Wuhan e dello Hubei, decretato due giorni prima del Capodanno lunare dello scorso anno (che sfortunatamente il calendario ha fatto cadere in anticipo nel 2020 rispetto al solito, cioè il 25 gennaio), le immediate limitazioni agli spostamenti avevano compromesso l'intero settore turistico per i mesi a venire.

L'impatto della pandemia sulla filiera del viaggio durante il Chūnyùn è stato comunque pesante. Se le ricorrenze dell'anno scorso avevano avuto a disposizione un pur breve margine di tempo prima che l'epidemia raggiungesse livelli di allerta elevata nella metropoli di Wuhan, quest'anno le limitazioni erano già presenti sin da subito. Le previsioni del Ministero del Turismo cinese, pubblicate alla fine dello scorso gennaio, all'inizio del nuovo Chūnyùn, stimano un volume di spostamenti pari a circa 1,15 miliardi di viaggi per l'intero periodo, cioè il 20% in meno rispetto al 2020 ed oltre il 60% in meno rispetto al 2019.

La recrudescenza della pandemia in questa stagione invernale non ha soltanto costretto il governo a rivedere, di volta in volta, le misure per gli spostamenti e i livelli di allerta nelle diverse province, municipalità o addirittura in alcuni specifici blocchi (grossomodo corrispondenti ai nostri isolati) di popolosi quartieri urbani. L'emergenza sanitaria, tenuta costantemente sotto controllo ma tutt'altro che conclusa, ha anche spinto gli stessi cinesi a preferire soluzioni più sicure: muoversi in posti vicini, magari mai visitati prima, o addirittura affidarsi ed esperienze virtuali, in attesa di poter tornare a muoversi nella realtà fisica.

Una realtà poco conosciuta all'estero ma di grande impatto socio-culturale e demografico è quella delle migrazioni interne degli ultimi quarant'anni, che ha portato milioni di persone provenienti dalle aree rurali a spostarsi verso le aree urbane, attratte dalla richiesta di manodopera durante il mastodontico processo di industrializzazione e modernizzazione del Paese avviato da Deng Xiaoping nel 1978. La nuova graduale riforma del sistema di registrazione residenziale (Hukou) voluta da Xi Jinping nel 2014 non sta soltanto regolarizzando e riconoscendo maggiori diritti ai cosiddetti "lavoratori itineranti" ma ha anche l'obiettivo di imprimere un maggior stimolo all'economia, come notava Adam Minter su Bloomberg lo scorso primo luglio.

Milioni di famiglie "emigrate" sfruttano il Chūnyùn per rientrare nelle loro cittadine e nei loro villaggi di origine. Quest'anno, però, le cose sono andate almeno in parte diversamente. Molte di queste persone hanno preferito visitare le bellezze delle città di residenza o dei loro dintorni, luoghi che solitamente gli impegni di lavoro e la routine quotidiana non gli consentono di frequentare. È il caso della sedicenne Zhang Jiuling e dei suoi genitori, che lavorano a Shanghai. Quest'anno non hanno fatto ritorno in Cina nordorientale. «Restare a Shanghai mi ha dato la possibilità di conoscere meglio la città in cui sono cresciuta, trovando un modo alternativo di divertirmi durante il Capodanno lunare», ha detto la ragazza ai microfoni di Xinhua. Tutti insieme hanno così fatto visita ai musei e alle gallerie d'arte di Shanghai, passeggiando con calma lungo le strade che costeggiano il Fiume Huangpu.

Non si tratta certo di un caso isolato. Secondo Zhou Weihong, vicedirettore generale dell'agenzia di viaggi Spring Tour, con sede a Shanghai, rispetto alla Festa di Primavera del 2019 quest'anno i pacchetti turistici locali dell'azienda sono aumentati di 1,5 volte ed i tour a piedi in città addirittura di cinque volte. Stando ai dati forniti dal Dipartimento alla Cultura e al Turismo di Shanghai, il tasso medio di occupazione delle strutture alberghiere nei distretti esterni dell'area metropolitana, come Jinshan, Songjiang e Chongming, si è attestato al 57% nei tre giorni compresi tra l'11 e il 13 febbraio scorsi, cioè il 27% in più rispetto allo stesso periodo del 2019.

Aumenti significati nel raffronto con i flussi turistici locali pre-pandemici hanno riguardato anche Taiyuan, nella provincia dello Shanxi, celebre per il tempo buddhista di Longquan, risalente alla Dinastia Tang e finito di restaurare nel 2018, che sorge a pochi chilometri dalla città. Dai Bin, presidente dell'Accademia Cinese del Turismo, ha osservato ai microfoni di Xinhua che in Cina sta nascendo uno spazio per lo sviluppo culturale e turistico, in cui sia i turisti locali che quelli provenienti da altre regioni del Paese o dall'estero sono ormai integrati in un unico mercato turistico.

Altra opzione, ben più particolare, è quella dei tour virtuali. Per chi ha preferito evitare di muoversi, le visite on-line di siti archeologici, artistici o paesaggistici hanno rappresentato una nuova alternativa. Numerosi musei o complessi museali cinesi hanno potenziato la loro offerta digitale per gratificare, in qualche modo, il viaggiatore rimasto a casa ma anche e soprattutto per promuovere ad un vasto pubblico di utenti Internet i luoghi più affascinanti della Cina, in attesa della fine della pandemia.

 

Andrea Fais - Agenzia Stampa Italia

 

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