(ASI) A Beirut , dopo le esplosioni di martedì scorso nel porto regna la devastazione, causata da morti e feriti. Si scende in strada per protestare. La rabbia monta nei cittadini .

La deflagrazione del nitrato di ammonio conservato nel porto sembra essere stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. La crisi economica logora il paese , insieme all’emergenza sanitaria dovuta al Covid19 e la guerra. Nella capitale dopo la “bomba” che ha provocato 158 morti e migliaia di feriti , parte una video conferenza , dove partecipa il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump , il Presidente francese Macron , e Il presidente del consiglio Giuseppe Conte. Si esprime solidarietà nei confronti del Paese colpito. La rabbia di Beirut tenta di rivolgersi al Parlamento . Gli agenti in tenuta antisommossa cercano di bloccare la folla inferocita.

I manifestanti cercano di arrivare nelle sedi ministeriali , occupando quello degli Esteri. Ci si scaglia sul Ministero dell’Energia e su quello dell’Economia. La rabbia che si manifesta in strada , è lo specchio di un Paese colpito da una forte crisi . La violenza prende il sopravvento. Nella notte viene devastata l’Associazione delle banche , simbolo della spartizione delle ricchezze del paese. Come riporta il TG2 : “Nessun tabù, dopo le esplosioni in Libano , seconda solo a Hiroshima e Nagasaki , anche il fantoccio di Nasral viene simbolicamente impiccato in piazza , simbolo della resistenza del Paese , non era mai stato intralciato così.” Si dimette la Ministra dell’informazione. Le elezioni anticipate promesse dal premier non sembrano voler placare le rivolte . Si contano centinaia di feriti , un poliziotto morto negli scontri. I danni della protesta sono enormi .

Riportiamo alcune interviste dei manifestanti libanesi , grazie alla preziosa testimonianza del TG2 : “Prima non tutti partecipavano alla rivoluzione , dopo l’esplosione tutto il popolo partecipa alle proteste perché c’è molta gente morta , non abbiamo i soldi per mangiare per vivere , non chiediamo nulla di strano chiediamo una vita normale”. Questa una testimonianza di una ragazza del posto . Ed ancora : “Non abbiamo soldi i leader politici non si preoccupano per noi , non abbiamo nè cibo nè case.” A Beirut la rabbia è tanta . Si vuole rovesciare il Governo .

Si lotta contra la corruzione dello Stato. La capitale dei Cedri è in fiamme.

Massimiliano Pezzella – Agenzia Stampa Italia.

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