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(ASI) Da quando Usa, Urss e Inghilterra decisero di togliere la Palestina ai legittimi occupanti per donarla all’auto definitosi "popolo eletto" Israele ha da subito visto nell’aviazione militare il miglior strumento per la difesa del territorio; non a caso da subito lo stato messianico è stato da subito in grado di disporre di velivoli da combattimento e sistemi d’arma ai vertici della tecnologia. In particolare dopo la guerra dei sei giorni del 1967, lo stato ebraico ha impresso una forte accelerazione alla propria industria aerospaziale che oggi è tra le prime a livello mondiale.

Iai, Israeli aerospace industry, Rafael ed Elbit system sono pesantemente coinvolte nel settore aerospaziale ognuna con un proprio compito specifico.

Il ruolo centrale è svolto dalla Iai impegnata nello sviluppo dei sistemi e dei service provider, ed al suo interno operano varie divisioni che inizialmente si occupavano di sviluppo cellulare mentre oggi operano principalmente nell’elettronica e nella sensoristica.

Negli anni 80 la Iai era impegnata nel programma Arrow, programma di contrasto al sistema anti missili balistici Abm, elaborato con Boeing, Lockheed Martin e Raytheon; oggi hanno sviluppo il sistema Arrow 2 che nello scorso febbraio nel poligono statunitense di Point mugu è riuscito ad intercettare e distruggere un bersaglio simulante uno Scud; inutile dire che il progetto ha già attirato l’interesse della difesa statunitense.

L’industria aeronautica israeliana da oltre 30 anni sta inoltre sviluppando aerei senza piloti, velivoli di questo tipo infatti vennero impiegati nei primi anni 80 durante la guerra di Libano.

Attualmente i principali veivoli di questo tipo prodotti da Tel Aviv sono l’Uas birdeye 650, un drone da sorveglianza molto compatto propulso da un motore elettrico ed il Male heron tp, mosso da una turbo elica da 1200 cavalli in grado di raggiungere 13.700 m di quota con un carico utile pari a 1.000 kg ed un’autonomia di 36 ore.

La recente crisi economica globale ha avuto ripercussioni anche in medio oriente e così per contenere i costi e continuare lo sviluppo dei propri prodotti ha iniziato ad aggiornare vecchi veivoli, in particolare alcuni caccia F-5 e Mig21 oltre ad elicotteri Mi-24 e Mi-35 potenziati ora con nuovi armamenti di ultima generazione con cui il loro potenziale bellico ha assunto nuovamente un valore significativo ad una frazione del prezzo degli omologhi concorrenti di nuova costruzione.

Altro settore in cui la Iai è molto attiva è quello dei radar, sia fissi sia trasportabili, alcuni dei quali ai livelli di quelli statunitensi

Settore di specializzazione della Rafael è quella missilistica, in particolare quelli aria-aria, aria-terra e tattici. Fiore all’occhiella di questa produzione sono il Python, con guida all’infrarosso, ed il Derby, a guida radar. Il primo in particolare è integrato col sistema di puntamento incorporato nel casco sviluppato dalla Elbit e denominato Dash, display and sight helmet, mentre la testa cercante utilizza una tecnologia su due diverse bande per poter filtrare e discriminare con maggior efficacia le frequenze emesse dalle contromisure. La sua ultima versione rappresenta una sorta di eccellenza nel campo dei missili aerei a ricerca, collocandosi fra le migliori realizzazioni della quinta generazione.
il Derby invece è il piccolo missile aria-aria a guida radar attualmente sul mercato che può essere lanciato anche da aerei privi di radar grazie al sistema di puntamento dash.

Altro settore su cui l’industria aerospaziale israeliana vanta una posizione privilegiata è quello relativo ai sistemi per la difesa passiva ed i jammer, ovvero i disturbatori elettronici, fiore all’occhiello di Elisra, appartenente al gruppo Elbit. Sistemi come lo Rwr Sps-65, il disturbatore radar  Spj-40 ed il pod Alq-903 hanno dimostrato più volte la loro reale efficacia in combattimento.

Nonostante ciò però è opinione comune che siano i vicini di Israele a minacciare la sicurezza nella regione.

 

 

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