(ASI) “L’ultima opzione è la guerra, ma ce ne sono molte altre”. Il presidente americano, Donald Trump, è intervenuto oggi sulla spinosissima questione che tiene il Medioriente e il mondo col fiato sospeso, a fianco del suo nuovo consigliere, per la sicurezza nazionale, Robert O’ Brien sostituto del dimissionario John Bolton.

Il leader della Casa Bianca ha ammesso che la mancata attuazione, fino ad ora di un intervento militare contro Teheran, ha rappresentato un segno di forza. Non ha escluso comunque l’ipotesi della rappresaglia, per punire il paese degli Ayatollah per l’attacco di sabato contro le due strutture petrolifere saudite, aggiungendo al contempo che illustrerà le nuove sanzioni economiche. Saranno “molto significative” e verranno presentate, all’opinione pubblica, entro le prossime 48 ore, ha preannunciato. La mossa non è piaciuta alla Repubblica Islamica, che ha definito tali iniziative come “terrorismo economico”, respingendo le accuse rivolte nei suoi riguardi da Washington e Riad. Militari di quest’ultima hanno mostrato, in conferenza stampa, rottami di missili e droni caduti a loro dire sull’impianto di greggio colpito. Il consigliere del numero uno della nazione dei Pasdaran, Hesameddin Ashena, ha denunciato, su Twitter, l’incapacità della controparte di dimostrare la località di costruzione di tali strumenti bellici e il motivo per cui i sistemi di difesa locali non sono riusciti ad intercettarli. Il governo ha inviato inoltre, in mattinata tramite la Svizzera, una nota formale agli Usa avvisando che ci sarà una risposta, immediata e ampia, in caso di attacco del Pentagono e dei suoi alleati. Le indagini, sul triste episodio del 14 settembre scorso, intanto proseguono. L’Onu e la Francia hanno inviato esperti sul posto, ma per il responsabile della diplomazia d’oltreoceano non ci sono dubbi. “L’attacco al petrolio da parte dell’Iran è un atto di guerra”, ha comunicato ai giornalisti, Mike Pompeo, al termine della sua visita a Gedda dove ha incontrato il principe ereditario Mohammed bin Salman. Il Regno sembra prepararsi al peggio, anche se l’iniziativa viene vista esclusivamente a scopo precauzionale. Saranno effettuati infatti, domani alle 13 ora locale in diverse città, dei test delle sirene antiaeree. Il Kuwait ha posto, nel frattempo, le proprie truppe in stato di massima allerta. La tensione non sembra così diminuire e trasforma l’intera regione in una polveriera pronta ad esplodere da un momento all’altro.

Marco Paganelli – Agenzia Stampa Italia

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